Il Teatro Menotti fa Punto e a capo, con lo sguardo rivolto al futuro

Punto e a capo. È questo il nome scelto per la nuova stagione 2018-2019 del Teatro Menotti a evocare una sorta di stazione, una ripartenza.
Ne parla il direttore artistico Emilio Russo, che a proposito di rilanci e voglia di ripartire non nasconde come il teatro abbia subito di recente un certo calo di pubblico.
“Se nel quinquennio dal 2010 al 2015 abbiamo raddoppiato il nostro pubblico”, spiega, “nei due anni successivi è stata rilevata una flessione del 15%. Siamo anche penalizzati dal progetto di ristrutturazione della sede teatrale da circa due anni (da quando cioè sono iniziati i lavori) che provoca difficoltà nella narrazione e nella comunicazione del teatro stesso”.

Da qui, dunque, la ripartenza – Punto a capo, appunto – che ha a che fare in qualche modo con la resilienza, ovvero la capacità di subire urti senza rompersi, di rialzarsi e riprendere la corsa dopo un periodo di difficoltà: e per il Menotti passa, come prima istanza, dall’acquisto del teatro.
Filippo Del Corno, assessore alla Cultura del comune di Milano, spiega che, al fine di cambiare il titolo attraverso il quale il teatro Menotti esercita la sua attività (per il momento la proprietà è privata e il teatro in affitto), sono state avviate le pratiche per l’acquisto della sede da parte del soggetto che la anima con le sue produzioni, percorso amministrativo di grande complessità per cui si sono già svolti diversi tavoli di confronto e di dialogo con la proprietà.
“Credo che sarebbe importante”, aggiunge Del Corno, “se i soggetti che potrebbero accompagnare questo percorso comprendessero fino in fondo il grado di innovazione che porterebbe alla scena teatrale milanese e all’attività del teatro stesso, se questo fosse proprietario del luogo dove svolge la propria attività”.

Se la ripartenza energica è il proposito del Teatro Menotti, che con il 2019 festeggia i 50 anni di attività, la proposta artistica conserva i tratti di una specificità – pur multidisciplinare – sempre coerente sul proprio repertorio. Le produzioni della prossima stagione sono variegate e toccano discipline diverse, affrontando con coraggio le più svariate contaminazioni.
Meno titoli. “Quest’anno non si può sbagliare nulla”, afferma Emilio Russo, e ne è la prova il numero ridotto di produzioni (16), circa la metà rispetto a quello degli anni precedenti, in favore della qualità delle stesse. “Ritornare, se mai ci fossimo allontanati, a un teatro delle emozioni, con molte sfumature, ma senza deroghe, senza inciampi. Punto e a capo”.
Emozioni che vibrano in un programma ad alto tasso poetico, un percorso esperienziale tra i generi e i linguaggi con affinità, rimandi, punti di contatto.

A legare concettualmente le due stagioni dal 7 al 17 giugno c’è Il re anarchico e i fuorilegge di Versailles, un varietà onirico giocato sull’improvvisazione che utilizza diversi livelli di espressioni artistiche, dalla prosa alla musica, scritto, diretto e interpretato da Paolo Rossi.
In scena con lui Lucia Vasini che dal 26 febbraio al 17 marzo sarà impegnata nell’arcinoto Mistero Buffo, di Dario Fo e Franca Rame, per la regia di Emilio Russo. Russo seguirà anche l’allestimento scenico di Uccelli, di Aristofane (17 gennaio/3 febbraio).

Dal libro “Rock and Resilienza” di Paola Maugeri è tratto lo spettacolo omonimo (prima nazionale) di parole e musica dal vivo, che parte dall’assunto che la musica, anche attraverso la vita delle rockstar, può insegnarci a stare al mondo con la sua capacità consolatoria e il suo potere salvifico. In scena dal 16 al 21 ottobre.

Si passa poi alla drammaturgia di scuola americana del Novecento, con Trilogia Americans, a cura di Arturo Cirillo, che affronta i capolavori del calibro di Lo zoo di vetro di Tennesse Williams, Chi ha paura di Virginia Woolf? Di Edward Albee e si conclude con Lunga giornata verso la notte di Eugene O’ Neill. I tre spettacoli, interpretati tra gli altri da Arturo Cirillo e Milvia Marigliano, daranno vita a una sorta di maratona teatrale in scena il 24 e il 25 novembre.

Prosegue il sostegno produttivo alla Compagnia della Fortezza per il nuovo spettacolo di Armando Punzo, Beatitude (9/11 novembre), dedicato all’opera di Borges, dove si indaga l’universo impalpabile che accompagna invisibile la vita terrena, e nei cui personaggi è impossibile immedesimarsi perché irreali e le musiche (suonate dal vivo) suggestioni sonore.

Conclude la stagione un’altra nuova produzione firmata da TieffeTeatro, Trattoria Menotti (23 maggio/16 giugno), scritto e diretto da Emilio Russo e presentato in un luogo pensato per l’occasione. La grande platea sarà trasformata in un vero e proprio locale della Milano degli anni ‘60, tra storie, musica e confronti in un mondo, là fuori, che ancora si credeva di poter cambiare. Avvolti tra le morbide ombre di una notte che sembrava non finire mai.

Questa è solo una sintesi della stagione 2018-2019 del Teatro Menotti; per approfondire ecco il link.

Francesco Montonati

 

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