LowLow è “Il bambino soldato”: il nuovo disco è fuori. “Sono il migliore a fare il rap, è il mio dono”

“È buffo perché tanti mi conoscono, ma non sanno niente di me”, dice prima di dare sfogo alla cascata di rime che vanno a comporre “Sfoghi di una vita complicata 4”, il pezzo che apre ufficialmente il nuovo disco di LowLow, “Il bambino soldato”. Il miglior album rap degli ultimi 10 anni, a sentir lui. E noi lo abbiamo sentito raccontare questo nuovo lavoro in una saletta della Sugar, la sua nuova etichetta discografica, senza mai arretrare di un passo quanto ad autostima e celebrazione delle proprie capacità.

Ci sta, sta nel personaggio: “Io sono un rapper – dice – e questo è un disco rap ed è molto importante affermare questa mia identità in quanto lo sono nelle mie influenze e negli ascolti, dove c’è molto poco di quello che oggi c’è in giro, anche in America. Sono un progetto che in Italia non esiste. Il rap che inseguo è quello tecnico, quello che negli Usa si chiama della Top 5 e io sono cresciuto studiandoli, studiando i più bravi, senza fare troppe distinzioni di genere o di periodo: Eminem, Kendrick Lamar, Yelawolf, Lil Wayne, per esempio, gente con un dono nell’incastrare rime e nel creare punchline, ovvero le rime di impatto, i giochi di parole, i virtuosismi. Io vengo da questo e sono questo, però sono anche un artista”.

LowLow parla guardandoti fisso negli occhi mentre candidamente afferma “di essere il più bravo a fare il rap. E questa non è nemmeno tanto una dichiarazione particolarmente coraggiosa, dal momento che lo sono almeno da quando ho 18 anni. È il mio dono fare le rime, sono la mia arma per arrivare e la mia arma è la comunicazione. Penso che Il bambino soldato sia il momento migliore nel mio rap, anche grazie a Big Fish che l’ha prodotto e ha ampliato il mio raggio d’azione. Lati della mia personalità – continua LowLow, vero nome Giulio Elia Sabatello ­- che sono taglienti tanto quanto quelli venuti fuori con Ulisse e Il sentiero dei nidi di ragno e che non sono riuscito a far venire fuori nel primo disco. E la mia intenzione qui è arrivare a più persone possibile. Se penso a un pezzo come Basso basso… È tagliente, però è colorato e penso che possa arrivare a tante persone diverse e la mia intenzione di arrivare a più persone possibile è sempre chiara”. E poi: “Quello che alcuni non capiscono è che le persone come me hanno necessità di mettersi in prima linea e questa necessità viene da un’insicurezza di fondo. Col tempo ho trovato il modo di parlarne e in questo disco non è più qualcosa di cui mi vergogno ma di virtuoso. Come in Bipolare, da una parte mi sento al di sopra di tutto, dall’altra sento questa estrema fragilità”.

Una condizione che affronta in qualche modo anche in un pezzo come Pillole: “È venuto molto naturale raccontarmi. Sono uno strategico uno che calcola, ma qui no. E credo che in questo mi abbia aiutato molto scrivere il libro questa estate (“Tutti zitti devo dire una cosa”: ndr). Il disco non è figlio del libro, ma attraverso una sorta di autoanalisi mi ha permesso di fare questo disco.

L’INCONTRO CON BIG FISH – “L’incontro con Fish è stato un fatto straordinario, quasi come quello di Eminem con Dr. Dre… Lui ti vede come artista e vede il vero valore di quello che c’è in te. Mi ha riconosciuto ed è un killer come me, sa per cosa combatto. Fish è stata una scoperta mia. Abbiamo vissuto una comunione di intenti e un grande rapporto umano e ogni consiglio non è mai stato vissuto come un’invasione di campo, ma come scoperta. Ulisse è stato un grande successo, ha fatto iniziare la corsa. Sono cose bellissime ma io sono lo stesso pieno di rabbia, pretendo tanto da me e ho una visione molto alta di me. E questo è un momento talmente intenso di questa corsa per potermi fermare e analizzare come e quanto sono cresciuto. Tutto passa attraverso la mia carriera ora”.

LA CARRIERA SOLISTA – Per LowLow inizia dopo la separazione da Mostro. E lui dice di essersi visto sempre come solista, ma di “una carriera solista che però è iniziata un anno fa. Non ho tantissimo da imparare in quanto ad arte”, affonda il colpo. “Se parliamo di rime, incastri, sicurezza, io scrivo queste cose così, sono il migliore avendo studiato i migliori. Mi viene facile scrivere le cose che scrivo, gli altri fanno fatica. Io sono Messi, gli altri sono giocatori normali. Io sto facendo qualcosa di romantico, prendo il rap di qualità e vado contro tutti, perché le cose belle devono vincere. In cosa devo migliorare quanto a comunicazione? Non lo so, forse dovrei scrivere Yesterday….”.

Stefano Arrisio

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