Paolo Rossi chiude la serie dedicata a Molière con “Il re anarchico e i fuorilegge di Versailles”, al Teatro Menotti

“La serialità l’ha inventata Shakespeare, non Netflix”. Con questa premessa Paolo Rossi affronta la quarta “stagione” della sua personalissima serie, individuando una serialità nell’opera del commediografo francese Molière.

Il pubblico entra in teatro e cerca il suo posto mentre, piantato in mezzo alla scena, un personaggio dorme su un divano rosso, poi si alza, sparisce dietro le quinte e riappare con una bottiglietta d’acqua. Sorseggia guardandosi attorno, la appoggia ai piedi del divano e si rimette a dormire.
E in questi pochi secondi è la cifra dello spettacolo.

Una rappresentazione border line, in bilico tra realtà, finzione, testo, canovaccio e improvvisazione. Teatro d’improvviso, dove non sempre è del tutto chiaro se chi si trova sul palco in quel momento è l’attore, il personaggio o la persona.

Il canovaccio è molto semplice: il sogno di un capocomico, che con la sua compagnia di teatranti vuole rapinare la Reggia di Versailles. Da qui si dipana una serie di situazioni e improvvisazioni, prosa o musica, che conducono alla fine del sogno. Si indaga con ironia il conflitto tra il potere e legalità, in cui sono spesso quelli mossi dalle cause più sane (i buoni) a venire considerati fuorilegge.

Paolo Rossi, forte delle sue trascorse esperienze (tra cui cinque anni sul palco del Derby, uno dei locali di cabaret storici di Milano, ideale antesignano dell’attuale Zelig), è un maestro in questo tipo di recitazione. Quasi spontaneo per lui guizzare dal testo alla realtà contemporanea – e viceversa – sottolineando quanto la storia tenda a ripetersi per modelli e pattern, per utilizzare una terminologia musicale, veri e propri standard delle dinamiche politiche su cui lo spettatore, invitato a soffermarsi, non può che sorridere.

Utilizziamo il linguaggio musicale per rimanere in tema: la musica è parte integrante dello spettacolo. Un ensemble di musicisti, infatti, affianca gli attori e la musica inframmezza momenti narrativi slegati tra loro, li congiunge, ne sottolinea e ne sostiene altri. A volte vi sono parti in cui è la musica stessa a dominare. Tra balli, marce e canzoni, affiorano profumi dalle più svariate culture europee, dalla Grecia ai Balcani, sfiorando ora le tonalità minori dello violino nell’Est europeo ora lo staccato del bouzuki nel Rebetiko greco ora chitarre ritmate delle canzoni popolari italiane, a calcare idealmente il solco di quell’universalità che è impresso nella storia stessa.

Oltre a Rossi, sul palco c’è Lucia Vasini, con cui ha sviluppato negli anni (è stata sua compagna di vita per molto tempo e di teatro in numerose occasioni) un’intesa perfetta, e una compagnia di giovani attori. Con loro farà rivivere estratti di capolavori di Molière, in una concertazione accuratissima. “Preparazione militaresca”, l’ha definita l’attore, e crediamo che sia evidente in molti aspetti della realizzazione.

Il re anarchico e i fuorilegge di Versailles (in scena fino al 17 giugno) è divertente, coinvolgente e, anche se il suo sviluppo non è sempre lineare, è piacevole e godibile sino alla fine.

Francesco Montonati

7 | 17 giugno – TieffeTeatro Milano

IL RE ANARCHICO E I FUORILEGGE DI VERSAILLES
da Molière a George Best. Quarta Stagione Completa
scritto e diretto da Paolo Rossi con Paolo Rossi, Lucia Vasini
e con Renato Avallone, Marianna Folli, Marta Pistocchi, Dimitris Kotsiouros, Marco Ripoldi, Roberto Romagnoli, Chiara Tomei

 

 

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