“L’affido”: mostruosità quotidiane di una separazione nell’esordio di Xavier Legrand

 

In uscita nelle sale il 21 giugno, “L’affido” di Xavier Legrand (premiato all’ultimo Festival di Venezia con il “Leone d’argento per la migliore regia e con il “Leone del futuro” per la milgiore opera prima) è una sorta di sviluppo di un cortometraggio precedente dello stesso autore, incentrato sulla violenza domestica. Un tema che, evidentemente, sta a cuore al trentanovenne regista francese di Melun. Drammaticamente attuale (ma in fondo, purtroppo, senza tempo), “L’affido” è la storia di una separazione coniugale che, dai rivoli dell’ossessione del marito/padre (Denis Mènochet), sfocia in un dramma a tinte thriller. La storia parte (a dire il vero in modo un po’ troppo anchilosato, tra immagini e parole “arrancanti”) dal confronto legale tra le parti: da una parte Miriam (Léa Drucker), che chiede l’affido esclusivo del figlio Julien (Thomas Gioria) lamentandosi di un atteggiamento troppo aggressivo dell’ex coniuge, dall’altra Antoine che riesce a dimostrare di avere diritto all’affido congiunto. Da questo incipit non è possibile capire, per chi osserva, dove stia la verità, ma progressivamente – con un crescendo ben costruito di tensione claustrofobica – Legard ci porta nel cuore dell’incubo vissuto da madre e figlio. Antoine incombe, con il proprio fisico e la propria ossessione di possesso, sulla libertà dell’ex moglie e sullo sviluppo emotivo del figlio.

Felice intuizione è, quella di Legard, di mostrarci buona parte del dramma e dello scontro tra i genitori, attraverso gli occhi del piccolo Julien. La storia scorre tra le mura anguste di appartamenti, di abitacoli di auto, nei quali Miriam non può costruirsi un nuovo futuro e il figlio fatica a crescere come essere umano. L’isolamento di Antoine è sempre più totale, e nel progressivo accerchiamento di situazioni in cui l’uomo si trova (si auto-reclude, in verità), la violenza risolutiva sembra il capitolo finale già scritto. Di magnetica tensione la scena finale.

“L’affido” spiega, meglio di tanti saggi e di tante cronache giornalistiche sui molti femminicidi, la difficoltà pratica e legale delle vittime nel potersi difendere dai carnefici, così come il patologico isolamento mentale di chi, privato di ciò che sente proprio (famiglia, figli), reagisce cercando di annullare tutto. Eccellente l’intero cast, con il piccolo Thomas Gioria a sorprendere su tutti.

Ferruccio Gattuso

L’affido
Regia: Xavier Legrand
Cast: Denis Ménochet, Léa Drucker, Thomas Gioria
Distribuzione: Nomad Film
Uscita nelle sale: 21 giugno
Voto: 7,5/10

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