“Il sacrificio del cervo sacro”: tragedia greca e fatalismo biblico in un dramma soffocante

 

Non ci sono dèi nella realtà contemporanea. Anzi, il sacro è stato quotidianamente espulso dalla dimensione sociale e privata di un mondo che guarda alla scienza come nuova divinità: da venerare acriticamente, o da temere in modo apocalittico. É per questo che non c’è una stilla di speranza nella storia de “Il sacrificio del cervo sacro” di Yorgos Lanthimos, nelle sale dal 28 giugno. Per capirci, in questo caso la dea Artemide non salverà la vittima predestinata inviando al suo posto una cerva.

 

Ispirato velatamente alla tragedia greca di Euripide “Ifigenia in Aulide”, ma allo stesso tempo pesantemente condizionata da riferimenti biblici cristiani (l’Agnello innocente che assume su di sé tutte le colpe), l’opera del regista greco è stata premiata a un passato Festival di Cannes come migliore sceneggiatura. Che ci sia sostanza, e pesante, nella trama de “Il sacrificio del cervo sacro” non si può negare. Che questa sostanza sia originale, è più discutibile. Il film di Lanthimos sfoggia le proprie fortune in un cast eccellente (Colin Farrell, al ritorno con Lanthimos dopo “The Lobster”, e Nicole Kidman,  vengono affiancati da due eccellenti “figli”: Kim, interpretato da Raffey Cassidy, e Bob, interpretato da Sunny Suliic) e in una messa in scena algida e aliena, nella quale corpi e parole si muovono in assoluta essenzialità. I difetti dell’opera, piuttosto, sono nel ritmo della storia, venata da una cupezza malata (tra ossessione di vendetta e predestinazione, tutto molto “protestante”) che paga pegno a un certo Lars Von Trier. Il tutto graffiato da una colonna sonora inquietnate e dissonante che solo nell’incipit lascia spazio al meraviglioso “Stabat Mater” di Franz Schubert.

 

Il cardiochirurgo Steven vive con la sua famiglia nel benessere assicurato dalla sua professione. Lo vediamo incontrare, a quanto pare all’insaputa di tutti, un giovane ragazzo dallo sguardo insolito: è Martin (Barry Keoghan, anch’egli eccellente), che per qualche motivo ha un ascendente su di lui. Man mano che la storia procede, si scopre che Steven è il responsabile della morte del padre di Martin, e che il ragazzo ha previsto (non è dato sapere con quali reali poteri: e in questo egli si fa figura letteralmente demoniaca) una maledizione. Senza entrare nei particolari, la maledizione prevede un sacrificio umano, che sconvolge l’equilibrio della famiglia di Steven, composta dalla moglie Anna (Kidman), dalla graziosa figlia adolescente Kim (Cassidy) e dal piccolo Bob (Suljic). Il mondo si chiude attorno al disperato Steven e anche a noi spettatori, e la via d’uscita sembra essere senza alcuna redenzione misericordiosa. Non c’è perdono, c’è solo l’acre odore della vendetta e il claustrofobico senso di un destino che si fa, come nella tragedia greca, “ananke” (ἀνάγκη), necessità ineluttabile e inalterabile dagli uomini. Il finale, per la sua crudeltà morale, è quasi insostenibile.

Ferruccio Gattuso

Il sacrificio del cervo sacro
Regia: Yorgos Lanthimos
Cast: Colin Farrell, Nicole Kidman, Barry Keoghan
Distribuzione: Lucky Red
Uscita nelle sale: 28 giugno
Voto: 6,5/10

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