Drones World Tour, il film dei Muse al cinema solo il 12 e il 13 luglio

La botta arriva subito, o quasi. Prima c’è un prologo d’atmosfera, che non ha paura di far mostra della grandiosità del progetto, un concept sul ruolo della tecnologia nella vita degli uomini, così come lo era il disco del 2015: i Muse arrivano al cinema con “Muse: Drones World Tour”, in programma solo per due giorni, il 12 e il 13 luglio. Un appuntamento in contemporanea per tutti i fan della band di Matt Bellamy, Chris Wolstenholme, Dominic Howard che sa di gloriosa – e sacrosanta – autocelebrazione, lo specchio di ciò che i tre sanno fare su un palco.
E non ci vuole molto a capirlo. L’inizio del live – una corsa tra le date di Berlino, Amsterdam e un riconoscibilissimo Forum di Assago – è già una presa di potere sul pubblico, rapito dal riff di “Psycho”, che apre le danze su un palco al centro della scena, con tutto il pubblico intorno che non si perde una mossa di Bellamy, sempre concentrato e ispiratissimo, tra falsetti e voli vocali, rifferama sopra le righe (un marchio di fabbrica della band) e assoli di ammirevole precisione.

Il film è un classico report live, senza interruzioni o interviste a intervallarne i pezzi, solo pause “tecniche” per riprendere fiato, per vivere quanto più possibilie l’esperienza del live. Una formula standard che però funziona ancora, almeno qui. E la pellicola funziona, molto, anche in pezzi come “Hysteria”, riuscendo a restituire l’impatto elettrizzante del legame fan-band, quella connessione che i Muse riescono a tenere sempre su un sottile filo emotivo, come succede per esempio con “Dead Inside”: Bellamy scende dal palco e si concede un bagno di folla che mette i brividi, col resto della band on stage a reggere il gioco.
Ed è anche questo, in un certo senso, un altro merito del film diretto da Tom Kirk e Jan Willem Schram, quello di restituire con fedeltà il ruolo della sezione ritmica di Wolstenholme e Howard, con il basso del primo che terrebbe in piedi un palazzo, tanto è solido, sempre sotto effetti e distorsioni che ne gonfiano costantemente il suono, anche quando la scaletta scivola sui brani più elettronici. Anche qui, i Muse non fanno prigionieri.
Poi c’è l’aspetto visual, che grazie a un montaggio intelligente riprende l’impetuosa impalcatura ideologica del “Drones World Tour”, restituendo un’esperienza come poche, tra trovate sceniche, proiezioni giganti, invenzioni di luci, effetti laser e suoni portati al limite. Qui sta tutto il mondo Muse, almeno quello raccontato in “Drones”, ovvero – per dirla con lo stesso Bellamy – “la simbiosi tra umanità e tecnologia, una cosa a cui sono sempre stato interessato”. In cui, continua, “i droni sembrano essere una metafora moderna estremamente forte… Ma vogliamo lasciare che sia il pubblico stesso a chiedersi quale sia il ruolo della tecnologia nelle nostre vite e se sia una cosa buona o cattiva”.
Così, un’altra occasione per farlo, per chi se li è persi dal vivo, è ora questo “Muse: Drones World Tour”, distribuito al cinema da Nexo Digital.
I biglietti saranno in prevendita dal 3 maggio (elenco delle sale su www.nexodigital.it e www.musedrones.film).

Marco Castrovinci

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Pin It on Pinterest