Sananda Maitreya al Castello Sforzesco il 17 luglio: “Il mio live a Milano, e poi un world tour”

 

Un giorno fu Terence Trent D’Arby, scalò le vette delle classifiche pop degli anni ’80 e ’90. Poi si guardò attorno e non gli piacque ciò che vide: lassù la luce era forte, ma l’aria della libertà non si respirava. Così il compositore e polistrumenista newyorchese il cui nome oggi è Sananda Maitreya cambiò vita, scelte musicali e, si può dire, un’intera filosofia di vita. Artistica e umana. Da quindici anni Sananda Maitreya vive a Milano, dove si è costruito una famiglia per metà italiana, scrive musica e la produce. Come l’ultimo, monumentale album triplo “Prometheus & Pandora”, 53 brani per oltre tre ore di musica, un album concept come non se ne fanno proprio più. Alla viglia del concerto che Sananda Maitreya terrà domani martedì 17 luglio alle ore 21,30, presso il Cortile della Armi del Castello Sforzesco di Milano (ingresso 20 euro più prevendita), eccone l’intervista.

Milano è la città che ti ha accolto in questa tua vita italiana: qual è il tuo rapporto con la città? C’è una zona che ti è più cara di altre?

“Mia moglie Francesca è una milanese doc e grazie a lei, dopo quindici anni di matrimonio, ho imparato ad amare questa città. Milano e l’Italia in generale è sempre stata la patria di grandi artisti e qui mi sento veramente a casa. Non potrei più vivere negli Stati Uniti, ora la mia vita e la mia famiglia sono qui. A volte rimpiango l’organizzazione tedesca o svizzera, ma ho fatto pace con la disorganizzazione italiana che però lascia tanto spazio alla creatività e ..al problem-solving! Se qualcosa va storto ci sarà sempre un amico di un amico o un cugino o un parente in grado di fare un lavoro mai fatto prima, facendo finta di essere il massimo esperto in questione…
Amo tante zone diverse di Milano, dai Navigli al Parco Sempione, ma quella che preferisco in assoluto è Brera, dove ho vissuto quando mi sono sposato. Poi adoro il Duomo e la Scala e ovviamente il Castello Sforzesco dove suoneremo domani…”

Quali brani avrai in repertorio?

“E’ stato difficile scegliere tra oltre 250 canzoni scritte e pubblicate in tutti questi anni, ma il concerto che presento sarà un mix tra l’ultimo triplo album “Prometheus & Pandora” e i 30 anni di carriera discografica che mi porto addosso. Quando sono scomparsi i miei amici da Prince, Whitney (Houston) a George Michael ho pensato che non potevo aspettare oltre e che dovevo guardare al futuro facendo pace con il mio passato, di cui musicalmente sono molto fiero”.

Chi ti accompagna sul palco?
“Suono con una fantastica band di Varese che si chiama The Sugar Plum Pharaohs, e nelle vesti di Pandora ci sarà Luisa Corna che ha duettato con me in 3 brani del nuovo disco e altre sorprese”.

“Prometheus” è un album concept come non se ne fanno più: quale il tema alla base del tuo racconto?

Prometheus was banished from heaven & barred from hell, because both god & the devil knew him well.
Prometeo è scappato dall’inferno ed è stato bandito dal Paradiso perché sia Dio che il Diavolo lo conoscevano bene. Lui ha rubato il fuoco agli Dei e lo ha presentato all’umanità e Pandora era l’unica dea in grado di domare Prometheus e di capirlo e di sacrificare il suo status di Dea per essere la sua donna in terra. Per me la soddisfazione e l’impresa più grande sono stati il riuscire a portare a termine questo progetto diviso in 3 volumi (Prometheus, Pegasus e Pandora), è stato come scalare il monte Olimpo. Sono più di 3 ore di musica. Ho visto la mia vita passarmi davanti agli occhi e questo è stato sia qualcosa che mi ha spaventato ma anche molto incoraggiato nel continuare e nel portare a termine questa impresa titanica. Sono sempre stato appassionato di mitologia greco-romana e mi sono immedesimato in Prometheus, che non ama particolarmente il monte Olimpo ma sa che il suo posto è lì, e solo lui può riprenderselo. Questo album nasce da un concetto più ampio di musica, è il terzo atto della trilogia dello Zooathalon, si tratta di una vera e propria Opera che ho creato con gli album precedenti del mio Post Millennium Rock : Return To Zooathalon del 2013 e The Rise Of The Zugebrian Time Lords del 2015″.

Hai cambiato nome e hai fatto una precisa scelta di libertà creativa nel mondo dello showbiz: che bilancio fai oggi della tua scelta?

“Un bilancio a tutti gli effetti positivo, se non avessi cambiato nome in Sananda Maitreya non sarei qui oggi a parlarne con te. L’unico rimpianto che ho è quello di non aver fatto abbastanza casino quando ero io in cima alla montagna, alla fine oggettivamente sono stato molto leggero con loro.. tornassi indietro mi prenderei proprio tutto!
Ma non ho rimpianti io guardo al futuro e fortunatamente sono ancora qui a fare quello che amo di più, scrivere, comporre, creare e fare musica con la libertà che da sempre mi ha contraddistinto. Molti dei miei adorati amici musicisti oggi sono passati a miglior vita e io grazie alla mia musica ho superato il grande dolore che la loro perdita mi ha causato. Noi artisti siamo come dei maghi, prendiamo una cosa per crearne un’altra e per suscitare un’emozione in chi ci ascolta. La musica è da sempre la mia musa e mi ha aiutato e sempre mi aiuta a guardare avanti”.

Cosa ti aspetti dal futuro?
“Collaborazioni con diversi artisti e un world tour, al quale stiamo pensando”

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