Vandelli e Shapiro insieme con Love and Peace: “Nessuna nostalgia, ma memoria e sguardo al futuro”

Ascoltandoli raccontare della loro piccola follia, quella cioè di aver sotterrato l’ascia di guerra e aver unito le proprie storie (e le proprie canzoni), sembrerebbe che a Maurizio Vandelli e Shel Shapiro possa bastare questo semplice gioco delle parti. Una contrapposizione di personalità, visione del mondo e del fare musica che porta quasi sempre a un divertente scontro verbale (per noi, ma anche per loro), a evidenziare le differenze tra i due. Differenze che con questo progetto – intitolato con un evocativo “Love and Peace”, un album in uscita venerdì 21 settembre – non sono più distanze, ma occasione di mettere insieme esperienze e storia. Perché, diciamolo, Vandelli e Shapiro sono storia della musica italiana, di quella florida stagione – con tutti i suoi limiti e il suo carattere derivativo – che è stato il beat italiano. Florida e unica: avercene oggi di band come Rokes ed Equipe 84.

“Adoro le avventure artistiche”, dice Shel Shapiro. “È una cosa divertente, e noi siamo ancora bravi e c’è un’energia positiva. Molta parte della mia generazione si è addormentata un pochino, noi no, siamo ancora un po’ incazzati”. Ma Vandelli ribatte, affermando un po’ il contrario: “Io invece ho sempre pensato che la musica dovesse trasmettere positività, e non mai fatto canzoni di protesta se non in rari casi”. “Non andiamo d’accordo su nulla”, continua Shapiro. “Lui mette sempre tutto sul ridere. “Lui invece tende a vedere la vita come una cosa densa di casini”, ribatte Vandelli. “Mai detto la stessa cosa, né allora né ora. Quindi prevedo un tour meraviglioso”, ribatte Vandelli, ridendo.

Alle loro spalle sfilano le immagini montate del lavoro fatto in studio per confezionare le 13 canzoni che fanno parte del cd, con superclassici come “Che colpa abbiamo noi”, “Tutta mia la città”, “Un angelo blu”, “Nel cuore e nell’anima”, “Io ho in mente te”, “Bang bang”, “29 settembre” e alter ancora, con a chiudere una inedita “You Raise Me Up”, cofirmata dai due. Il tutto riverniciato a nuovo da un sound robusto voluto da Diego Calvetti. “Se non fosse stato per lui – dice Vandelli sottolineando le discussioni avute con Shapiro durante la lavorazione – “questo cd non veniva mica fuori”.

E allora, ecco raccontata la causa della loro eterna rivalità, iniziata una sera del 1965: la sera dell’apertura del Piper con Equipe 84 e The Rokes, senza alcun contatto tra le due band, Vandelli entrò nel camerino di Shapiro e gli propose di esibirsi insieme. Vandelli cercava di fare amicizia ma i Rokes erano restii. Maurizio chiese a Shel: “Perché a fine concerto non facciamo un pezzo insieme?” E per tutta risposta ricevette un “Nessuno può dirmi cosa devo fare o cosa non devo fare”. Vandelli, sbattendo la porta, lo mandò a quel paese. Per decenni hanno avuto lo stesso pubblico, condiviso la stessa scena musicale e importanti produzioni con grandi artisti italiani e collaborazioni con Mogol, eppure i due si sono sempre tenuti distanti.

“Speravo di fare spettacolo che seguisse il mio ‘Sarà una bella società’ e me ne hanno proposto uno con Vandelli, che io non volevo fare. Poi, però, ho parlato con amici e mi sono convinto di quanto potesse essere una bella occasione. Così l’ho chiamato e lui mi ha detto di sì”, racconta Shapiro. “Beh, è stato un sì un po’ tremolante”, dice Vandelli sorridendo. “È successo a marzo dello scorso anno, mi ha chiamato proponendomi un progetto che era più o meno quello a cui avevo già pensato io e che avevo già un po’ abbozzato”.

Dunque, amore e pace.

“Love and peace è il titolo è giusto, per il momento”, dice Shapiro. “La nostra storia nasce quando c’era il flower power, il movimento pacifista. Noi rivali, è stato abbastanza vero, ma Love and Peace è un segno importante, di solidità, non di rifiuto, ma di abbracciare il mondo, allargare le mani verso il mondo. So che è retorico ma è così. Il nostro spettacolo terrà sempre conto di questo, anche se non sarà il tema principale”.

“Love and Peace riguarda anche noi due, che non siamo d’accordo su nulla”, risponde Vandelli, “Per fortuna che c’era la Sony, la Trident Music (che produce il tour). Ci sforzeremo per diventare quasi amici”.

Al centro del progetto, oltre al disco, c’è però lo spettacolo dal vivo, su cui i due insistono molto nel volerlo raccontare. Insomma, ok il cd, lo studio, l’incontro. Ma il vero ambiente naturale dei due è il palco. “È un’operazione molto divertente. Ci sarà anche il brano in inglese, You Raise Me Up, che chiuderà i nostri concerti. È stato piuttosto emozionante farlo, quasi da piangere a volte”, dice Vandelli. “Un’emozione vera, è un recupero di emozionalità”, ricorda Shapiro. “La gente vuole partecipare all’emozione. Le canzoni sono lì per emozionare il pubblico. E noi faremo ovviamente canzoni che molti conoscono già, pezzi mastodontici che non potevano mancare. Le parole che cantavamo allora hanno ancora valore. Non bisognava tradire la nascita di queste parole, e non c’entra nulla la nostalgia. Non ci rendevamo conto del peso delle parole che cantavamo allora, oggi è una riscoperta di questo”.

“Ci racconteremo, o forse ci prendermi per i fondelli”, rivela Vandelli. “Diremo comunque delle cose, più lui che io, che sono più restio a raccontare la storia delle canzoni, ma non sarà un concerto di chiacchiere, ma di musica”.

“Possiamo non avere tanta gente in sala”, dice ancora Shapiro, “ma sono sicuro che io e lui insieme siamo formidabili”.

“Lui è urticante, irritante, ma è uno bravo”, gli dice Vandelli. “Ci troviamo perché abbiamo ancora energia, non rinunciamo a essere chi eravamo a vent’anni. Quando saliamo sul palco, siamo ancora convincenti e convinti. Apprezzo molto questa cosa di lui. Siamo due bestie differenti, due tipi da palcoscenico differenti, forse tireremo fuori qualcosa di nuovo. Io sono un po’ Pierino, sempre col vaffa in canna e se mi scappa la battuta la faccio, non posso resistere. Il pubblico? Magari può anche succedere che qualcuno meno giovane ci rimarrà secco in sala per l’età”, dice ridendo. “Spero che qualcuno si porti i nipotini con sé”.

“Sarà dai 50 anni in su, credo”, dice Shapiro. “Per i ragazzi non c’è nessun motivo per cui non dovrebbero guardare a noi. Il messaggio di Love and Peace è quello di unirsi contro i tentativi di divisione, che sono in atto sempre.

“I concerti saranno costruiti su una trentina di pezzi, con un quintetto di musicisti oltre noi, che siamo due chitarristi mica male”, chiude Vandelli.

Marco Castrovinci

Ecco le date, con Milano ancora da annunciare:

Il tour, prodotto e realizzato da Trident Music, con la regia di Roberto Manfredi, partirà il 10 dicembre. Le prime date annunciate sono: 10 dicembre Firenze (Teatro Verdi), 11 dicembre Roma (Auditorium Parco della Musica, Sala Sinopoli), 13 dicembre Torino (Teatro Colosseo), 15 dicembre Bologna (Teatro Manzoni). I biglietti sono in vendita sul Circuito TicketOne.

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