Malika Ayane: Domino, il mio nuovo disco, è come un figlio

Dieci anni di carriera discografica, cinque album di cui l’ultimo definisce, senza troppi giri di parole, “il mio quinto figlio”. Malika Ayane ha attraversato tre città e collaborato con svariati compositori per dare vita a “Domino”, disco elegante – nella forma e nel contenuto, nella confezione e nelle sonorità, uscito il 21 settembre (Sugar) – e che suggerisce esattamente il meccanismo del gioco da cui prende il nome. “È il gioco delle tessere che cadono – dice – Quando cadono una dopo l’altra possono portarti in direzioni impreviste”. Dieci brani inediti, portati per mano dal singolo guida “Stracciabudella” che questa estate ha cercato di spiegare un po’ di più della nuova Malika. Abbiamo incontrato la cantante milanese nella sua città.

Ci sono sonorità vintage in queste canzoni: molti anni Settanta e molto ritmo.
“Tutto vero. Soprattutto il ritmo. É questa la parola chiave di questa mia ultima fatcia discografica. Pensare che all’inizio volevo fosse un disco stracolmo di chitarre. Alla fine, sono batteria, basso (tanto basso) e tastiere a dare i colori principali. Ma oggi giocare tra passato e presente è più semplice: puoi permetterti molta libertà stilistica, scrivere canzoni al sapore di anni ’60 e ’70, e arrangiarle con suoni di epoche successive”.

Quando ha dato forma a questo album?
“Ci lavoro da almeno due anni. Era il periodo durante il quale ero coinvolta nel musical ‘Evita”, in teatro. Una fatica immensa. Ogni sera la stessa parte, le stesse canzoni, la cura dei corpo e quello spartito maledetto, difficilissimo. Andrew Lloyd Webber l’aveva composto per una cantante che, in quel periodo, aveva mollato lui per legarsi al paroliere Tim Rice. Gliel’ha voluta far pagare costruendole attorno melodie e virtuosismi difficilissimi”.

Quell’esperienza l’ha fatta crescere o è stato un errore di percorso?
“Errore? Figurtamoci! Mi è servito, e se avessi una proposta stimolante io nel musical ci tornerei. Ora però penso alla mia dimensione. Alla musica, a questo album. Ai tour.

 

A proposito di tour: ne farà due contemporanei: un con ensemble da club e uno da tetaro. Come farà?
“Semplicemente, per ogni tappa un club e un auditorium. Come farò a Roma e Milano: a Roma il 18 novembre all’Auditorium Parco della Musica e il 19 a Circolo Arci Monk, a Milano il 4 dicembre al Teatro degli Arcimboldi e il 5 dicembre ai Magazzini Generali. Nella veste da club saremo in tre chitarra, batteria e synth, nel secondo una band al completo”.

Lei è una giovane madre, ha una figlia teenager: come gestisce i due ruoli?
“Cerco di essere una mamma severa ma giusta. Certo non posso condizionare i gusti musicali di mia figlia! A me preferisce Sfera Ebbasta, e ho dovuto procurarle un autografo di Ghali. Eppure ha amato il brano più jazz del mio disco, l’ultimo. Le ho insegnato qualche gusto vintage. E le ho regalato un giradischi”.

Proprio in quel brano vintage, “Vestito di domenica” lei canta; “Cancello ogni appuntamento, guardiamo Hitchcock, ma uno vecchio”. Le piace il cinema classico?
“Moltissimo. Guardo film di 60 anni fa. Tempo fa ero in tournée a Pescara, sono tornata aùin albergo stanchissima. Volevo solo dormire. Ebbene, accendo la tv e che ti vedo? ‘Viale del tramonto’ di Billy Wilder, del 1950, con Gloria Swanson e William Holden. Sono rimasta incollata a vedermelo fino alla fine”.

Tornando al presente: i talent li farebbe, come giudice?
“Penso di si, ma solo se avessi molto tempo. Sono immersioni di mesi e al momento ho la testa alla mia musica. Forse quando sarò più in là con gli anni”.

Ferruccio Gattuso

 

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