“Girl”: un corpo in guerra

 

Film d’esordio che accende le luci più sfolgoranti sul giovane regista belga (di Gend) Lukas Dhont, questo “Girl”  – nelle sale dal 27 settembre – premiato come migliore opera prima all’ultimo Festival di Cannes e, nella stessa cornice, come migliore interpretazione tout court (maschile e femminile) all’interno di Un Certain Regard. Caso speciale di cinema e di costruzione drammaturgica, di interpretazione e – se si vuole ricorrere a questo termine – di morale. La storia è quella, tratta da una vicenda analoga realmente accaduta, di un giovane teenager determinato a cambiare sesso, per dare ascolto alla richiesta della propria inclinazione. Victor si sente Lara, e non solo: Lara vuole essere una ballerina classica. Lara, per essere sé stessa, deve ingaggiare una dolorosa, incessante battaglia contro il proprio corpo, che segue non la natura (da intendersi come indole di Victor/Lara) quanto la Natura, il mondo fisico che non presta ascolto alle ragioni dell’anima e del cuore, non ne sa nulla di esseri umani dotati di aspirazioni “filosofiche”. La Natura è fatta di carne e sangue e – a dispetto delle mille e mille declinazioni di orientamento sessuale empiricamente classificate dagli scienziati contemporanei e dai soloni del politicamente corretto – concepisce unicamente due strade, che sono poi le strade dell’umanità dalla notte dei tempi: maschio, femmina. Xy, Xx. Pene, vagina.

Lara vive in un contesto famigliare assolutamente comprensivo: suo padre ha accettato ogni sua aspirazione, ha trasferito la famiglia (dalla quale manca la figura materna, e non è dato capirne il motivo) in una città più vicina alla prestigiosa scuola di danza, il fratellino minore fa fatica ma si impegna a cercare di capire cosa stia avvenendo nel cuore della sua nuova sorella, che era un fratello e che, oggi, è anche una dolcissima madre nei suoi confronti. Il mondo esterno non urla dunque addosso a Lara (a parte una singola scena di sottile bullismo scolastico), e la macchina da presa, arma drammaturgica, si muove ossessivamente e claustrofobicamente attorno al bel volto del(la) protagonista (il ballerino Victor Polster, 15 anni), relegando famigliari e compagni di scuola nel ruolo di personaggi appena accennati.

La battaglia, anzi la guerra senza esclusione di colpi, è tutta tra Lara e il suo corpo, ancora maschile. Lara non sa attendere le cure, le inizieioni di ormoni, i medicinali, la preparazione psicologica. Lara si impegna fino a sanguinare per dare forma e perfezione danzante alla propria persona. Lara non riuscirà a reprimere il suo odio verso l’oggetto che l’ancora alla sua realtà maschile. Alla fine di questa storia, che scivola d’improvviso nel dramma e poi sembra risalire verso la catarsi, ogni spettatore può deporre le proprie convinzioni. Se sia giusto seguire la natura (l’indole) dell’individuo o la Natura (di un corpo che, se non opportunamente rifornito chimicamente, tornerà inevitabilmente a essere ciò che le leggi della fisica hanno voluto che fosse). Il termine “deporre” non è casuale. Le opinioni non vanno brandite come una clava. Ma poste ai piedi del singolo individuo che si ritrova al centro di questo feroce scherzo naturale, e che deve – in cuor suo – scegliere se la battaglia vada combattuta, e fino a quando. O, al contrario, no.

Ferruccio Gattuso

Girl
Regia: Lukas Dhont
Cast: Victor Polster, Arieh Worthalter, Katelijne Damen
Distribuzione: Teodora Film
Uscita nelle sale: 27 settembre
Voto: 8/10

 

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