‘Lettere a Yves Saint Laurent’, parole che avvicinano all’aldilà

Possono le lettere post mortem al compagno al defunto riportarlo in vita? No, certo. Forse, nelle speranze di chi le scrive, la loro è una funzione terapeutica, un aiuto a mitigare in parte il dolore della perdita, a facilitare l’elaborazione del lutto. O soltanto, magari, a rivivere il passato con la pallida quanto folle illusione che il destinatario possa, se non rispondere, almeno leggerle.

Per questo Pierre Bergé scrive per un anno, l’anno seguente la sua morte, al suo compagno Yves Saint Laurent, il grandissimo stilista francese del quale nel 2018 ricorre il decennale della scomparsa. Uno dei più grandi creatori di moda di tutti i tempi.

Pierre Bergé è stato il suo compagno e collaboratore per 50 anni e in questa relazione epistolare univoca egli si rivolge al compagno perduto in cerca di conforto, il conforto della vicinanza. Una vicinanza illusoria e assolutamente vacua.

E ad ascoltarle adesso, queste ‘Lettere a Yves’ (sul palco del Teatro Ciro Menotti, il  21 settembre 2018), scopriamo che possono qualcosa d’altro. Farne rivivere l’anima, per esempio. Individuare i riverberi che la sua esistenza ha scosso, come gli archetti dell’acqua di uno stagno che si allargano attorno al sasso caduto dentro. Orme di un uomo che ci restituiscono un grande amore, e danno la misura di quanto possa essere difficile lasciare andare.

Le lettere scandiscono i ricordi di Bergé che non riusciva, proprio non riusciva, a staccarsi dal suo amato. Ora idealizzato nella sua figura immensa e mitologica, ora tanto umano da riuscire a smuovere sentimenti di pietà nei suoi confronti. Una storia d’amore passionale e tormentata. Virtù che si mescolano a comportamenti corrotti, torbidi, isolati e oscuri, in una miscellanea spessa e complessa come lo è la vita. Si respirano l’amore, e la dipendenza reciproca dei due compagni, anche se la forma epistolare permette solo a uno di esprimersi.
Lettere. Lettere senza risposta. Se non quella interiore, una redenzione catartica raggiunta via via che il tempo passava e gli scritti si diradavano. E finalmente, in ultimo, il rassegnato ma al tempo stesso consolante raggiungimento della consapevolezza che l’amato non tornerà, che vivere di ricordi fa soltanto riaffiorare il dolore, che anche la propria vita un giorno finirà, e che anche quella allora bisognerà saperla lasciare andare.

Le letture di Pino Ammendola (attore e doppiatore) si susseguono per quasi un’ora, inframmezzate a momenti musicali (Musiche originali composte ed eseguite al pianoforte da Giovanni Monti) che ne sottolineano momenti e atmosfere, ne esaltano emozioni, senza pleonasmi o cadute. Brevi pause sonore del tutto rispettose degli scritti. Così come lo è la lettura di Ammendola, che s’immerge nella parte di Pierre e ne restituisce sentimenti ed emozioni, con grande mestiere evitando enfatizzazioni roboanti, e cali di tensione. Racconti ironici, toccanti, dipinti colorati ed energici, ricchi e vibranti, ammantati da un velo di eleganza e di onnipresente, devota ammirazione. A ritrarre un personaggio emblematico e iconico, tra luci e ombre, che ha fatto della sua passione la sua vita, e ha in qualche modo cambiato il mondo. Il mondo della moda. Moda che, a suo dire, non è mai stata un’arte.

Francesco Montonati

 

Teatro Ciro Menotti 21 settembre 2018

Lettura scenica delle “Lettere a Yves Saint Laurent” di Pierre Bergé
con Pino Ammendola e la partecipazione straordinaria di Eva Robin’s
Musiche Giovanni Monti
Adattamento scenico Roberto Piana

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