Kleisma, il network digitale per “un nuovo Rinascimento della musica italiana”

Il 29 settembre, a Firenze, la giuria del Nastro Azzurro Crowd Wired Edition, contest nato per individuare le start up più innovative in ambito musicale (in collaborazione con Wired e la piattaforma di crowdfunding Eppela), ha premiato il progetto Kleisma, piattaforma digitale gratuita pensata per chi suona, ama la musica, ne ha fatto o vuole farne una professione. Una rete che punta a mettere in contatto i musicisti che possono promuoversi, creare progetti musicali con altri professionisti, trovare contatti per ingaggi, insomma lavorare con la musica.

Ne parliamo con Daniele e Alessandro Saitta, due dei fondatori (insieme a Riccardo Farina), giovani impegnati in un progetto ambizioso e a lungo termine che ha come fine ultimo “la crescita del patrimonio comune e della società contemporanea”. Ecco cosa ci hanno raccontato. 

Come è nata l’idea della piattaforma Kleisma? Da musicisti vi mancava un’opportunità come questa?
Daniele Saitta: l’idea della startup è nata dalla nostra esigenza di musicisti (mio fratello Alessandro ed io) di avere un network di questo tipo. Ci siamo chiesti com’era possibile che nel 2016 ancora non esistesse sul web una realtà in grado di mettere in relazione i musicisti in modo professionale; in ambito musicale – e non – trovare i collaboratori giusti può far la differenza per il successo o meno di un progetto. Mio fratello è un batterista e sviluppatore web, io mi occupavo di progetti di grandi multinazionali, avevo molte esperienze all’estero, gestivo il rapporto con il cliente ed elaboravo le strategie migliori per coinvolgerlo. Ci mancava qualcuno che si occupasse del web design, perciò abbiamo coinvolto Riccardo, un ex collega di Alessandro appassionato di musica. Completato il team, 3 anni fa siamo partiti con lo sviluppo.

Perché Kleisma?
È un nome magari non immediato, ma che una volta entrato in testa non si dimentica, ed è risultato il vincente in una lista di oltre 200 nomi a cui avevamo pensato. Ci piaceva la sonorità della parola e il collegamento con l’ambiente musicale.

Cioè?
La septima Kleisma è un intervallo musicale molto, molto teorico, conosciuto solo da chi studia approfonditamente la teoria della musica. Ci piaceva l’idea di qualcosa che ancora non tutti conoscono ma che esiste, che c’è.

Il progetto al momento riguarda il territorio nazionale. Tra i vostri obiettivi c’è anche di svilupparlo all’estero?
Sicuramente, una volta ben rodato e consolidato in Italia. Anche all’estero c’è la necessità di un network simile. Di solito quelli presenti oggi cercano di mettere in contatto musicisti senza però preoccuparsi di creare una vera e propria rete professionale tra loro.

Qualcuno nota un certo parallelismo fra Kleisma e Linkedin.
Essendo una rete professionale, aperta a tutti, che prevede in futuro uno spazio per i servizi, Kleisma ha molto a che fare con Linkedin e la gente tende spontaneamente ad accomunare le due piattaforme.

Sul vostro sito l’utente che si registra si attribuisce un grado di professionalità. A volte è facile esagerare la qualità della propria valutazione.
Evitare i profili fake oggi sul web è praticamente impossibile, tuttavia non volevamo essere noi ad attribuire una categoria al musicista di turno perché non ci sentivamo in diritto di farlo. Quello che facciamo è controllare che non ci siano contenuti indesiderati, per il resto il curriculum sul sito è talmente dettagliato che sarebbe facile e intuitivo sbugiardare il fake, se ce ne fosse uno. Se non ho mai frequentato una scuola, trascorso nessun’ora in uno studio di registrazione, posso inserirmi nella categoria ‘professionista’ ma a quel punto la cosa risulta molto poco credibile. Con questo cv se l’utente si attribuisce una categoria che non è la sua, il suo profilo perde serietà e visibilità. Insomma, è controproducente per l’utente racconta quello che non è, ma devo dire che per ora non abbiamo avuto grandi problemi su questo fronte.

Sembra che il progetto stia procedendo a vele spiegate. Avete appena vinto il Nastro Azzurro Crowd Wired Edition.
Abbiamo partecipato a questo progetto di Eppela che è una piattaforma di crowdfunding che aveva indetto questo concorso tagliato proprio sulla nostra realtà. Avevamo raggiunto fondi per il 50% da parte dei nostri utenti e sostenitori già iscritti alla piattaforma, per questo abbiamo ottenuto un cofinanziamento del rimanente 50% da parte di Nastro Azzurro. Ottenuto questo, tra i 4 progetti che sono entrati al concorso, è stato scelto quello più attinente alla call: innovazione digitale in campo musicale. Tra i progetti che hanno avuto accesso alla fase di crowdfunding hanno valutato il nostro come il più innovativo. Siamo stati chiamati a Firenze, a Palazzo Vecchio, sul palco del Wired Next Festival, con presenza di Wired e Nastro Azzurro e abbiamo ritirato questo bel premio. Il primo riconoscimento ufficiale, dedicato a tutti i musicisti che sono entrati nel network, gente che partecipa davvero al progetto.

In tutto il finanziamento ammonta a 5000 euro. Avete idea di come spenderli?
Nella nostra campagna abbiamo dichiarato che li avremmo spesi per aprire una nuova sezione sulle Audizioni, in cui un musicista poteva cercare un collega per un progetto, per una sostituzione o per completare una band. Lo abbiamo già fatto e questa sezione è già on line. Ora dovremmo partire con il marketing, impostando una campagna che serva a fare crescere il network.

Come vi muoverete?
In questi mesi promozione sui social, ora cambiare impostazione e far crescere il network attraverso i nostri iscritti. Scegliendo cioè tra loro dei collaboratori che possano diventare nostri testimoni, tra ambassador e pr.

Personaggi famosi tra chi ha già aderito alla vostra piattaforma?
Alessandro Saitta: Non andiamo a spulciare i profili. O li conosci personalmente o tante volte ci sfuggono.
Daniele: Questi 8 mesi sono stati dedicati soprattutto allo sviluppo della piattaforma, lavoro a testa bassa. Ma adesso, in questa nuova fase, andremo a spulciarli sì questi profili.

Giusto un paio di nomi?
Daniele: Il batterista degli Iron Mais (sono quelli che hanno partecipato a X Factor) e un cantante chitarrista che ha partecipato alla trasmissione Amici. Ma ci aspettiamo un grande coinvolgimento futuro.

Parlavate di una nuova fase.
Alessandro: Sono 8 mesi che siamo aperti. Abbiamo dedicato questo periodo soprattutto allo sviluppo della piattaforma e pensiamo che debba continuare a evolvere, come le altre piattaforme social. Da adesso ci stiamo aprendo, stiamo trovando partnership, ne abbiamo già trovate, come la Cpm che ci sta dando una mano ad allargare il giro. Finora la piattaforma è stata aperta ai musicisti. Ci siamo concentrati sulle loro esigenze: presentarsi in modo professionale, trovare nuove collaborazioni, essere ingaggiati. Ora il nostro intento è di rivolgerci agli altri attori del panorama musicale (scuole, studi di registrazione, sale prova, service, fonici…) creando un network di realtà che possono fornire servizi ai musicisti.

Un gestore che volesse trovare musicisti da fare suonare nel proprio locale potrebbe riferirsi a Kleisma?
Daniele: non diamo per ora uno spazio all’interno della piattaforma ma cerchiamo di fare sì che siano attirati dalla qualità e dalla professionalità della proposta stessa. I locali, come le etichette, come i privati. Il gestore del locale può venire su Kleisma, cercare il musicista, la band che incontra maggiormente il suo gusto e che trova più attinente al suo progetto, sia per qualità sia per proposta, contattarlo in modo diretto e gratuito e offrire un ingaggio.
Alessandro: per adesso i locali non hanno uno spazio dedicato perché sarebbe per loro riduttivo. Il locale è un’entità complessa, con esigenze molto diverse da quelle dei musicisti. Vorrebbero per esempio presentare i menu, le serate, le proposte… L’interazione avviene lo stesso con i musicisti.

Solo per musicisti, quindi? Per la loro interazione, meno per gli ingaggi.
Daniele: non esattamente. Sulla nostra piattaforma il gestore del locale, l’etichetta, può trovare un vero e proprio sito web di una band in cui conoscere la sua proposta, la sua esperienza e quella dei singoli membri che la compongono. E questo è un servizio molto efficiente. Quello che non ha è uno spazio per presentare se stesso e il suo locale.
Alessandro: non è una mancanza di interazione. Adesso i locali contattano i nostri musicisti ma non il contrario. Non c’è uno spazio in cui il musicista trova il locale.
Daniele: Può essere una scelta rischiosa, la nostra, ma ne siamo convinti. Da musicisti sappiamo bene come funziona.
Alessandro: il locale non ha bisogno di musicisti che lo contattino, anzi. Ha bisogno di dire ‘non mi state addosso, vi chiamo io’. Loro utilizzano il nostro servizio senza essere visibili. Molto diverso è invece per le sale prova o gli studi di registrazione, che hanno tutto l’interesse a essere trovati. Infatti per loro stiamo creando uno spazio apposito.

Avete un feedback di quanto succede sulla vostra piattaforma? Se c’è un contatto, per esempio, avete la possibilità di saperlo o è del tutto indipendente da voi.
Alessandro: quello che vediamo noi è il primo contatto. Il primo contatto passa dalla piattaforma. Sappiamo quanti ingaggi vengono offerti tramite il contatto esterno, ma gli esiti degli stessi ci sono ignoti. Non siamo un’agenzia, che prende provvigioni. Ci vogliamo soltanto offrire come mezzo tecnologico per fornire contatti, uno strumento per trovare chi serve. Al momento sono già state avviate più di 300 collaborazioni.

In che modo pensate che il progetto Kleisma possa modificare il mondo della musica?
Alessandro: Alla luce di quanto abbiamo spiegato, quello a cui stiamo lavorando è una vera e propria rivoluzione nel mondo musica. Vogliamo creare un network che favorisca l’aumento della qualità e innalzi il livello dei live che attualmente siamo abituati a sentire in giro. Se riusciamo a farlo, se diamo ai locali, alle agenzie, una nuova opportunità di reclutare band di livello e musicisti che non conoscono ancora. Se la possibilità per loro si allarga, la qualità delle band aumenta e con essa anche quella dei live, e di conseguenza anche quella dell’orecchio dell’ascoltatore. Le band verranno scelte meno per “conoscenze” e più per “qualità” tecnico musicale. Questo avrà un impatto sul pubblico. Si tenderà ad ascoltare la musica diversamente, con un orecchio più “educato”, e dunque più esigente. Alzare il livello artistico significa aumentare la qualità della musica. Questo si tradurrà in più gente nei locali e che apprezza la musica.
Daniele: Nel futuro ci vediamo fra gli attori principali per questa rivoluzione. Aumentare la cultura musicale, e riportare la musica nei piccoli locali. Offrendo loro uno strumento con cui venire in contatto con i musicisti bypassando le solite “conoscenze”.

Il famoso “quanta gente ci porti?” – vero e proprio mantra tra i musicisti che si rivolgono ai locali in cerca di ingaggio – potrebbe quindi estinguersi?
Daniele: sì, potremmo scriverlo in homepage! Il “quanta gente ci porti” non sparirà se non con iniziative di questo tipo, e i musicisti dovrebbero aiutarci e supportare il nostro proposito.
Alessandro: vorremmo che il marchio Kleisma fosse associato ai concerti come Redbull lo è alle bevande energetiche. Questo è l’obiettivo più lontano che abbiamo e anche il più ambizioso. Ma se abbiamo tirato in piedi tutto questo non è per avere dei like in più, ma per dare vita a un nuovo Rinascimento della musica italiana. “Arroganti”, ci ha detto qualcuno, qualcun altro ci ha chiamato “idealisti”, convinto di offenderci. Ci fanno sorridere: per noi questi sono solo complimenti.

Intervista di Francesco Montonati

 

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