Måneskin, esce Il ballo della vita e prepara la scalata: “Noi tra dieci anni? Sempre insieme, dieci volte più grandi”

Nella timeline che ne avrebbe scandito la scalata e che aveva già iniziato a segnare il passo all’indomani della finale di X Factor (da cui sono usciti vincitori pur non vincendo), quella del disco per i Måneskin rappresentava il punto vero di svolta. È stato sempre detto e ripetuto: ok i mini live andati sold out e composti per il 90 per cento delle cover proposte in tv, ok l’hype attorno alla figura accentratrice di Damiano David, ma la prova del nove sarebbe stata l’album in programma per questo autunno. Ed eccolo, questo benedetto disco, “Il ballo della vita”: 12 canzoni che porteranno la band romana in giro per l’Italia – e, presto, per l’Europa – e che faranno la gioia di una casa come la Sony che non vedeva l’ora – finalmente – di passare all’incasso. Bastava osservare gli sguardi degli addetti ai lavori che hanno accompagnato la band alla presentazione a Milano, di chi ha lavorato in un modo o nell’altro attorno all’album, per averne un’idea. Scriviamo questo perché, per come è stato lavorato e pensato (la produzione è di Fabrizio Ferraguzzo e degli stessi Måneskin), è chiaro che si punti in alto. E, a uno sguardo alle date dell’imminente tour già andate sold out, c’è da credere che gli obiettivi da qui in avanti saranno sempre più grandi. A Milano – che ha già esaurite le date al Fabrique del 23 e 24 novembre, del 20 dicembre e del 24 marzo – è stata annunciato un nuovo live per domenica 7 aprile.

Giovedì saranno a X Factor, mentre questa sera – 24 ottobre – alle 20.30 i Måneskin presenteranno al cinema il docu-film “This Is Måneskin”, distribuito da Vision Distribution, con una performance live che sarà trasmessa in diretta in tutte le sale coinvolte (qui l’elenco e i prezzi dei biglietti). Docu-film che andrà in onda anche su Sky Uno il 26 ottobre alle 20,15 in replica domenica 28 ottobre alle 18,40 e poi su Sky Atlantic. Dal 26 ottobre sarà disponibile in esclusiva on demand su TimVision.

“Il ballo della vita è il titolo del disco e rimanda al concetto del ballo come liberazione”, dice Damiano mentre attacca a parlare della nuova creatura scritta per quanto riguarda i testi interamente da lui. “Senza l’aiuto di altri autori”, ci tiene a sottolineare. “Un ballo”, dicevamo, “che porta a perdere ogni sovrastruttura e a mostrare la parte più vera di noi, della vita. Perché è la celebrazione del nostro essere giovani, del nostro entusiasmo”.

A tenere insieme i pezzi, che puntano schizofrenicamente a diverse direzioni, dal funk al rock, alla ballad dal grande respiro, all’occhiolino fatto verso la trap (con la presenza di Vegas Jones), c’è la figura di Marlena, musa ispiratrice già protagonista del primo singolo “Morirò da re”. “Marlena è stata scelta come figura della donna, per dare voce e un volto al messaggio di libertà che abbiamo circa la nostra attitudine e le nostre scelte”, spiega Damiano. “La vita è un’altalena di emozioni, che abbiamo volute ricreare attraverso più atmosfere ed emozioni. Marlena è libertà, passione, grande anima che racchiude le nostre quattro anime”. “È la figura, la musa, che permette di intraprendere il viaggio in questo disco”, aggiunge la bassista Victoria.

Ogni pezzo aggiunge un tassello a ciò che i Måneskin vogliono mostrare di se stessi: ci sono inserti (a dire il vero tenuti un po’ in secondo piano nel mixaggio finale) di fiati e violini, come accade per esempio nella titletrack, la cui atmosfera – sottolinea Damiano – rimanda alla Spagna andalusa, alla festa gitana, con un ritmo celebrativo. È un mood che a parte del nostro background, di ascolti che fanno parte di noi. Un pezzo forse leggero, ma con uno dei testi più profondi del disco”.

Quanto a “Immortale”, il pezzo con Vegas Jones che aggiunge un altro pezzo a quella che loro considerano la loro naturale “attitudine rock” e che svisa verso la trap: “Vegas Jones è un artista che rispettiamo”, dice Victoria. “Tanto che all’inizio facevamo anche una cover di un suo pezzo. Con questa canzone abbiamo provato a fare un pezzo trap e portarlo nel nostro mondo, con chitarre nostre, batteria nostra e suoni poi ripresi da Don Joe”, l’ex Club Dogo che si è prestato al gioco. “Non è stato fatto per entrare in un altro mercato”, precisa Damiano, “ma perché è un tipo di musica che ci piace. Sì, ascoltiamo trap, è un modo di scrivere che in qualche modo fa parte della mia scrittura, e poi molti esponenti della scena trap fanno tour con la band”.

Sul tour Damiano e compagni assicurano che, a differenza di quanto visto nelle date fatte immediatamente dopo X Factor, “tutto lo spazio sarà dedicato alla musica”. Niente pole dance, niente tacchi a spillo, insomma. “Ma una produzione molto curata, mentre prima era più ‘plug in e suonare’. Ogni tanto possiamo passare per sfacciati perché sappiamo che siamo qui perché ce lo siamo meritati, anche se per continuare a salire dobbiamo ancora lavorare molto. Quando vediamo che siamo arrivati primi in classifica ne gioiamo, ma poi ci ributtiamo subito sul lavoro, perché è quello che ci siamo scelti da sempre e quello che vogliamo fare. Noi vogliamo essere un esempio di come il duro lavoro alla fine paga. Anche noi abbiamo fatto tanta gavetta, preso tante porte in faccia, ci siamo pagati le registrazioni con gli spicci racimolati suonando per strada, nei peggiori pub esistenti, dove ti promettevano tante cose e poi non ricevevi nulla. Abbiamo dato sempre il massimo, anche davanti a due persone. Perché la musica va portata in giro con responsabilità e rispetto. E non ci siamo fatti fermare dai detrattori. Come ci vediamo tra dieci anni? Sempre insieme, dieci volte più grandi”.

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