Shakespeare come House of Cards, una serie a teatro con ‘Who is the King’

Shakespeare ben si presta alla scommessa di Lino Musella, Paolo Mazzarelli e Andrea Baracco di trasformare un’opera teatrale in una serie di memoria televisiva. ‘Who is the king’, al Teatro Franco Parenti dal 9 a 21 ottobre: 4 episodi che scandiscono nella loro successione la trama, e durante i quali, uno dopo l’altro, i personaggi evolvono. Del resto, se pensiamo a una tragedia shakespeariana, in essa sono presenti tutti gli elementi che muovono le serie a cui siamo abituati. La tragedia, il pathos, il conflitto, i tradimenti, i giochi di potere, la difficoltà nei rapporti personali; c’è tutto e c’è molto di più. La poesia e lo stile, di cui Shakespeare è assoluto maestro.

L’intento degli autori è di ripercorrere il periodo tra XIV e XV secolo nei palazzi del potere inglesi, dipanandoli in 4 episodi sulla base di 8 opere shakespeariane (Riccardo II, Enrico IV parte I e II, Enrico V, Enrico VI parte I, II, III e Riccardo III). Dalla caduta di Riccardo II si scorrono età e generazioni, fino alle glorie di Enrico V, percorrendo un fil rouge di sangue e brama di potere. Si alternano le età dei personaggi, e ogni attore è chiamato a interpretare più ruoli in un vortice di vite e di rapporti umani devianti, accomunati tutti dal desiderio spasmodico, sì, del potere come fine e non come mezzo, ma anche di un proprio riconoscimento, di se stessi, dalla e nella società.

I primi due episodi insieme (gli ultimi due bisognerà aspettare qualche mese per vederli), durano circa tre ore. Tempo che nella prima parte è oscuro, poi si solleva e con ironia i personaggi cambiano maniera, alleviando il costrutto e la narrazione con divertenti e astuti accorgimenti.
Attori che muovono attraverso scenografie minimali e tagli di luce drammatici, alternando momenti di tesa sospensione a brillanti confusioni. Tanti personaggi, tanta narrazione, tante situazioni. Ma forse il nucleo, il significato di tutto è proprio lo scontro, scontro con cui si apre lo spettacolo e che rimarrà fino alla fine in sospensione come un valore tanto intangibile quanto presente.

A emergere, sotteso per tutta la durata della prima parte, è anche un altro tema: la ricerca di affermazione, di riscossa del figlio agli occhi del padre. Il difficile riconoscimento, il cui agognato raggiungimento rappresenta quasi di per sé la conquista del potere. Un potere votato alla propria risoluzione come figlio, come uomo, come re, come essere umano.

Il principe Enrico, per esempio, si trova nella condizione di non sentirsi il giusto erede di suo padre, consegnando la propria vita alla dissolutezza morale. Ma c’è un cambio di registro quando il padre, Enrico IV (Massimo Foschi, immenso doppiatore del personaggio Darth Vader del film Star Wars) lo riconosce come figlio. “Tu sei mio figlio”, gli dice. Glielo ripete, e suona come un Sei figlio di un re e re sarai,  mi aspetto da te che ti comporterai come tale. È da lì che il ragazzo si riconosce nel suo ruolo di figlio e di uomo, ricordandoci che non è sufficiente un legame genetico a costituire il legame padre-figlio, se manca il necessario e profondo atto di riconoscimento.

Un mastodontico lavoro per l’intera produzione, dalla riscrittura e ripartizione in episodi all’interpretazione di personaggi multipli da parte degli attori per tre ore tirate. Un risultato che convince e premia gli sforzi.

Francesco Montonati

 

Un progetto di Lino Musella, Andrea Baracco, Paolo Mazzarelli
drammaturgia e regia Lino Musella, Paolo Mazzarelli
con Massimo Foschi, Marco Foschi, Annibale Pavone, Valerio Santoro, Gennaro Di Biase, Josafat Vagni, Laura Graziosi, Giulia Salvarani, Paolo Mazzarelli, Lino Musella
luci Pietro Sperduti – scene Paola Castrignanò – costumi Marta Genovese
sound design e musiche originali Luca Canciello

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