Musicanti, Pino Daniele e le sue canzoni a teatro: Napoli, l’amore, la riscoperta. A marzo a Milano

Pino Daniele e la sua arte. Pino Daniele e le sue canzoni che continuano a raccontare storie e a conservare il potere che hanno le grandi canzoni: quello di essere ispiratrici di una vita in musica che va oltre loro stesse. Una vita che può prendere forme diverse, diversa natura e continuare a splendere e parlare alle persone: questo ha mosso gli autori Alessandra Della Guardia e Urbano Lione a scrivere una storia per il teatro, intitolata Musicanti: uno spettacolo – in scena a Milano dal 7 al 17 marzo al Teatro degli Arcimboldi – affidato alla regia di Bruno Oliviero e prodotto da Sergio De Angelis per Ingenius, con la direzione artistica di Fabio Massimo Colasanti.

Ma cos’è Musicanti? È la storia di Antonio che ritorna nella Napoli degli anni Settanta 25 anni dopo essere emigrato; pur avendo trascorso lì l’infanzia, detesta la città ma ora ha ricevuto un lascito testamentario dal padre, uno storico locale del porto, oggi in crisi, che si chiama “Ue’ Man”. Tutti temono che Antonio non veda l’ora di chiuderlo, e invece…

“Volevamo raccontare un preciso periodo storico e artistico”, racconta De Angelis, “ovvero quando è esploso il Napoletan Power, e contaminare Pino Daniele con la prosa, col linguaggio teatrale. Da qui nasce il progetto. Con Pino tanti anni fa avevamo parlato di un progetto per il teatro, che poi fu accantonato per mancanza di tempo. Così ora abbiamo pensato di riprendere questa vecchia idea. Il passo successivo è stato immaginare la storia e abbiamo trasmesso questo nostro desiderio agli autori. La scrittura è durata molto, non è stato facile, non raccontiamo Pino ma raccontiamo un’altra storia, con una parte di prosa, una di musica live con la band di Pino e una parte di danza: un’altra scommessa, cioè contaminare questa arte con la musica di Pino Daniele”.

Il cast, da sinistra: Leandro Amato, Maria Letizia Gorga, Enzo Casertano, Simona Capossi, Noemi Smorra, Alessandro D’Aria, Pietro Pignatelli, Francesco Viglietti, Ciro Capano

E in questo, la difficoltà maggiore è stata certamente la scelta delle canzoni da portare in scena, facendone parte fondante del racconto. Ci saranno, interpretate dal cast, i brani dei primi tre album del cantautore napoletano (tra queste, “Na Tazzulella ‘e cafè”, “A me me piace ’o blues”, “I Say I Sto ‘cca”,” Napule è”, “Viento”, “Yes I Know My Way”, “Je So’ Pazzo”, “Cammina”, “Lazzari Felici”, “Musica musica”, “Tutta n’ata storia”, “Quanno chiove”) e alcune altre tratte dal repertorio successivo (come, ad esempio, “Che soddisfazione!” e “Anima”) si mescolano con la drammaturgia e la tradizione partenopea: gli attori e i danzatori si muoveranno all’interno di una scenografia sviluppata su quattro piani e con movimenti coreografici studiati per accompagnare il racconto e la musica.

“Abbiamo iniziato con lo scremare le canzoni”, racconta Fabio Massimo Colasanti. “Poi la scelta è ricaduta su una trentina di queste, inserite in maniera funzionale nella storia. Io mi sono occupato della scelta dei cantanti e degli attori: l’idea di base era quella di non usare nomi noti, ma allestire un casting di attori che sapessero cantare bene. La band invece è quella di Pino e la musica fedele a quella dei dischi, con fedeltà verso gli arrangiamenti degli originali”.

“Il lavoro è iniziato con l’ascolto totale di tutto il repertorio, dall’inizio alla fine”, aggiunge Alessandra Della Guardia. “Poi casualmente, ma non troppo, la scelta è finita sui primi tre dischi. Canzoni che ci sembravano raccontare già delle storie. Ma come trasferire questo in scrittura? Abbiamo dovuto attuare delle rinunce, anche molto dolorose. Nelle canzoni di Pino Daniele spesso la melodia racconta una cosa, il testo un’altra. Noi abbiamo iniziato a delineare dei personaggi e iniziato a muoverli, inserendo le canzoni e vedendo dove la scrittura poteva portarci, attraverso i temi di Pino Daniele che riguardano la terra, il mare, il vento, la natura, la sporcizia, tutto molto terreno. Poi i sentimenti, la rabbia, la voglia di protesta: temi che ci hanno aiutato a gestire e a tirare fuori la storia”.

“Una storia che ha un impianto legato alla profondità dei testi”, precisa Urbano Lione. “La storia è ovviamente ambientata a Napoli: c’è questo ragazzo che scopre le sue origini dopo un esilio in tenerissima età. Nutrito da pregiudizi su una città come spesso può apparire, riscopre le sue radici e decide di tornare nella sua città natale da Torino, quella in cui si era trasferito. Questo spettacolo è stata anche l’occasione per inserire anche perle un po’ nascoste al grande pubblico, brani non usciti come singoli e magari mai realizzati dal vivo”.

Quanto alla regia, Bruno Oliviero sottolinea come le canzoni diventino “dei monologhi funzionali ai personaggi, cantati non nella logica del musical monologhi da musical. ‘Napule è’ per esempio diventa occasione di scoperta della città, cantata da un ragazzo e una ragazza: i protagonist si chiamano Antonio e Anna. Il nostro non è un omaggio, che è una cosa bellissima. Ma qualcosa di più rischioso: riproporre Pino legato a dialoghi e momenti di scena perché convinti che il suo linguaggio è così universale che funziona”.

C’è anche un momento dello spettacolo “rimasto aperto per i musicisti che possono venire a fare loro stessi, ovviamente invitati”.  E si parla, nelle diverse tappe del tour che inizia naturalmente da Napoli il 7 dicembre, di Tullio De Piscopo, Tony Esposito, James Senese, ma anche Fiorella Mannoia, Giorgia, per un cameo. Questo perché la storia ruota intorno a un locale dove si fa musica e dove sono previsti dei momenti jam session con apertura a qualche ospite. Il locale lo abbiamo immaginato all’Angiporto di Napoli, dove è nato Pino Daniele”.

Lo spettacolo, che girerà l’Italia questo inverno, approderà poi nelle arene questa estate prima di puntare a una tournée internazionale.

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