Giorgia: “Il mio Pop Heart batte sempre, ma non è l’unico”

 

Si sceglie un posto molto colorato ma allo stesso tempo poco appariscente, Giorgia, per presentare a Milano il suo ultimo lavoro discografico dal titolo “Pop Heart” (Sony music), in uscita oggi 16 novembre, tracklist di brani non inediti, riarrangiati, riveduti e corretti e infine corredati da cammei di illustri colleghi, come Eros Ramazzotti, Elisa, Tiziano Ferro. La piccola galleria “Residenza d’Artista” nella periferia nord ovest della metropoli – quattro mura popolate da quadri di street art e pop-art, ragione sociale di questo nuovo spazio – è la cornice perfetta per rievocare gli schizzi liberi e ipercromatici che formano il grande cuore in copertina dell’album, creazione del giovane artista Marco Bettini. Giorgia è qui per raccontare la sua ultima idea musicale, qualcosa che ha a che fare con l’età, la saggezza e la libertà. Poi, ovvio, anche con la passione.

Giorgia, innanzitutto, perché “Pop Heart Vol.1”? Il numero è scritto in piccolo ma c’è…
“La verità? Se questo disco andrà bene, pensiamo di fare seguyire altre puntate. Io penso a qualcosa tipo ‘Black Heart’ e ‘Classic Heart’. Soprattutto il black, la musica nera con la quale sono cresciuta, che mi ha formato anche grazie agli interventi di mio padre, cantante e musicista. Lui adorava la musica nera”.

In “Pop Heart” ci sono cover di brani di artisti nazionali e internazionali. Nella tracklist ci sono brani degli anni ’80, giusto un paio dei ’90, e poi più recenti. Perché così pochi nineties?
“Giusto per fedeltà al titolo e al motivo di questo disco: ho scelto brani che hanno segnato la mia vita, di essere umano però, non di professionista. Sono canzoni che ascoltavo con la cuffia nella mia cameretta quando ero ragazzina. Poi, ho aggiunto pezzi ascoltati, finalmente a cuore libero, negli ultimi anni, con più saggezza e maturità”

Quale problema di “libertà” aveva, scusi?
“Negli anni ’90 ero troppo presa dal voler dimostrare al mondo che oltre alle mie doti vocali c’era una ricerca musicale e sonora, e che sapevo scrivere, comporre. Erqa il mio momento. Se ascoltavo le canzoni degli altri ero, come dire, clinica: mi concentravo sugli arrangiamenti, sulle costruzioni armoniche. Oggi, sono tornata a un ascolto libero e ho fatto pace anche con il fatto che può capitare che io possa fare solo la cantante. Come in questo caso”.

É stata dura scegliere questi quindici i brani?
“Prevedibilmente sì. Alla fine penso che siano le canzoni che hanno scelto me, e non viceversa.”.

Alcune canzoni sono più vicine all’originale, altre hanno avuto rivisitazioni ardite: quali i momenti più difficili?
“Impossibile dirli con chiarezza. Non è facile cantare canzoni degli altri. O meglio, è facile farlo a fine concerto, sul palco. É un momento preciso, di frotne al pubblico. Ma quando sai che stai registrando, ti rendi conto che non puoi cambiare i momenti più importanti di un brano. Insomma, ho cercato di dire qualcosa di mio, con la mia voce, ma senza alcuna imposizione”.

I suoi colleghi come hanno reagito?
“Eros ha colorato ‘Una storia importante’ con il suo timbro vocale unico. Ed eravamo in una tonalità diversa da quella usata da lui nel brano. Con Tiziano Ferro era anni che volevamo fare qualcosa insieme, ci siamo trovati su ‘Il conforto’, che lui aveva realizzato in duetto con Carmen Consoli. Questa verisone nostra è più black. Il più spiazzante è stato Zucchero, del quale ho fatto quel gioiello di ‘Dune Mosse’: lui  non ha voluto nemmeno ascoltare la mia versione, mi ha detto solo ‘mi fido di te’. Per me questo brano ha un disegno armonico stupefacente, non a caso intrigò Miles Davis, e poi lo collego ai miei anni da ragazzina, ai tempi del suo album ‘Blues’. Andavo alla scuola delle suore e facevo la ribelle  cantandoare ‘Solo una sana e consapevole libidine’…”

Tra i brani internazionali, “I Feel Love” di Donna Summer e “I Will Always Love You” di Whitney Houston, il suo idolo.
“Quando sentii per la prima volta la canzone di Donna Summer fui sconvolta dalla sensualità della sua voce. Scoprii chi la possedeva solo dopo mesi, e ammirai una donna altrettanto sensuale. E poi quando venne in tour in Italia so che parlò bene di me, della mia voce. É un tributo che sentivo di dover fare. Di Whitney cosa posso dire? Mio idolo di gioventù: ero la classica ragazzina convinta di capire a fondo la propria artista di riferimento. Andavo a moltissimi suoi concerti. Quella canzone non è la mia preferita ma è il manifesto della sua carriera. Ci ho messo 6-7 track per ottenere la versione giusta: ero effettivamente in ansia di prestazione”.

“Pop Heart” lancia anche un tour: quando partirà?
“Ad aprile 2019. Ma ho un appunatmento live incredibile ora, il 23 novembre, all’interno del Duomo di Milano. Mi esibirò in un concerto con la mia band e l’Orchestra di 50 elementi Roma Sinfonietta diretta dal Maestro Valeriano Chiaravalle. Proporrò brani miei ma anche qualche brano sacro, come la celebre Ave Maria di Schubert, che conosco bene sin da giovanissima perché mio padre la eseguiva ai matrimoni. Si tratta di un concerto importante perché benefico: raccoglieremo fondi per la onlus Per Milano, per finanziare e sostenere i bambini disabili”.

 

Ferruccio Gattuso

 

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