L’universo femminino indagato da Geppi Cucciari nel monologo ‘Perfetta’, di Mattia Torre al Teatro Franco Parenti

Si indaga la donna, la si accompagna e si è accompagnati in quattro cicli. L’uomo è lineare, semplice. La donna ciclica. Come avviene per i cicli delle stagioni che si alternano in natura, così anche nella donna – Madre Natura, elemento fondativo della vita stessa – si alternano cicli, scanditi dal suo apparato riproduttivo. Ad ognuno di essi, quattro ogni mese, corrispondono cambiamenti fisici e psicologici e umorali, esplorati con sagacia e humor dalla penna di Mattia Torre (autore del testo) e il consolidato mordente di Geppi Cucciari. Sul palco l’attrice è una venditrice con un obiettivo da raggiungere entro fine mese: vendere 25 auto. Quattro settimane, quattro martedì, quattro fasi del ciclo femminile. Stati d’animo, percezioni, emozioni che ogni martedì si adattano diversamente alle stesse reiterate situazioni, trainate con violenza dall’urgenza a cui l’obiettivo obbliga.

‘Perfetta’ (in scena al Teatro Franco Parenti dal 23 Gennaio al 3 Febbraio 2019) è un monologo di un’ora e mezza, senza pause, che Cucciari conduce con destrezza, eleganza e precisione. È pulito, limpido. Scevro da sovrastrutture posticce, avvolge e coinvolge. In una scenografia pressoché assente, il disegno luci di Luca Barbati acquista rilevanza fondamentale e la sua forza, la precisione dei suoi cambi, la scelta del cromatismo allineato all’istante, aiutano l’attrice nel cambio di intenzione, di modalità, di approccio che il monologo impone. Le luminose variazioni cromatiche sottolineano le molteplici complessità che si agitano in ogni donna e in cui ogni donna si può riconoscere. Ed ecco la protagonista (e noi con lei) immergersi senza sconti nell’universo femminino, riemergerne per riportarlo in platea e giù, di nuovo, a picco nella sfera più intima della donna e meno comprensibile all’uomo. Uomo, a dirla tutta, bistrattato amichevolmente dall’inizio alla fine (un marito descritto come pianta incolore, incapace di empatia e calore; un cliente totalmente sottomesso alla moglie, incapace di fare una scelta indipendente dalla volontà della consorte, un capo ansioso e cocainomane) incapace anche solo di porsi il problema di comprenderli, i cambi ciclici femminili.

Torre e Cucciari ci divertono, senza dubbio, e l’energia sprigionata dall’attrice è strabordante in ogni istante dello show, ma il significato intrinseco dello spettacolo è tutt’altro che spassoso. È di per sé amaro. Malinconico, introspettivo e profondo.

Dipinge la società contemporanea tratteggiando uno scenario decadente, piatto e logoro, ironicamente nichilista. Quasi distopico, per certi versi. È un mondo poi, quello femminile, del tutto incompreso, quasi la società fosse totalmente impostata dal maschio, e quindi a suo favore (visione che si contrappone ironicamente alla figura dell’uomo di pongo descritta poco fa). Una società che avanza, in moto perpetuo, e che se cadi non si gira nemmeno a vedere cos’ha calpestato, non ha certo il tempo per soffermarsi a chiedersi in che fase del ciclo sei tu, donna, quel giorno.

Uno spettacolo realizzato con intelligenza, accortezza, mestiere e ironia, accompagnato da musiche duttili e sempre fedeli al racconto. Con il valore aggiunto, qui al Teatro Franco Parenti, del commovente pensiero che Geppi, con voce incrinata dall’emozione, ha condiviso con il pubblico dopo averlo salutato:
“Quando anni fa sono arrivata a Milano abitavo qui accanto, dal palco riesco a vedere la finestra di quella casa. Quando finiva lo spettacolo ogni sera sentivo questo applauso. Non avrei mai immaginato che un giorno ci sarei stata io, su questo palcoscenico”.

Francesco Montonati

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