Lo Cascio e Rubini restituiscono l’universo della miseria umana in ‘Delitto e castigo’ al Teatro Parenti

Portare Dostoevski in scena è danzare sul baratro dell’assoluto.

Molte le difficoltà di resa. La complessità psicologica che l’autore russo riesce a imprimere nei propri personaggi, la trasmissione fedele della trama mossa dall’interazione degli stessi, la minuziosa costruzione degli intrecci narrativi, il pensiero di fondo che permea l’opera, gli ambienti filtrati dallo sguardo e dallo stato d’animo e dalla percezione di chi li osserva. In una parola: l’universo di Dostoevskij. Impossibile da riproporre in scena, soprattutto quando si tratta di un romanzo la cui complessità è articolata in più di mille pagine, come è per ‘Delitto e castigo’.
Spesso, pur consci delle difficoltà (anche puramente pratiche) che incontrano le produzioni durante una messa in scena di questo tipo, siamo usciti da teatro pensando a un’occasione persa, delusi. Eppure ci si riprova – troppo è l’amore per questo autore e la fiducia nel teatro – via via perdendo le speranze di vedere qualcosa di valido.
Poi però accade che, davanti a uno spettacolo come questo, con gioia dobbiamo ricrederci.

Due gli attori principali, Luigi Lo Cascio e Sergio Rubini (anche regista dello spettacolo). Il primo interpreta “solo” Raskolnikov, (la sua complessità impone all’attore cambi emotivi radicali e opposti, da un momento con l’altro) e il secondo si occupa di dare corpo a tutti i personaggi fondamentali della pièce – i rimanenti due attori (Roberto Salemi e Francesca Pasquini) riempiono il poco che resta.

Se davanti a noi non ci fossero interpreti con capacità fuori dal comune lo capiremmo subito e l’esperimento fallirebbe in partenza. Ma non è questo il caso.

Lo spettacolo (in scena dal 18 al 24 febbraio 2019) si apre con una brevissima introduzione a leggio, per poi immergere lo spettatore nell’universo pulsante di Dostoevskij. Quello delle bettole, delle persone semplici, delle aberrazioni umane giustificate dal bisogno e dal tentativo di sopravvivenza: il sottosuolo, la miseria umana. Rubini cambia ruolo da un secondo con l’altro, con mestiere, pulizia, precisione, davvero fuori dal comune. In ognuno di essi si immerge e si rende irriconoscibile in favore del personaggio interpretato, come solo i grandi attori sono capaci. È bello vederlo saltare di carattere in carattere, di sesso in sesso (sì, perché interpreta anche la madre di Raskolnikov) di emozione in emozione, in maniera del tutto credibile, regalando emozioni vere e pulsanti. E qui sta uno dei punti forti dello spettacolo. Senza questa pulizia nei cambi di ruolo e la completa riuscita degli stessi, lo spettacolo si sarebbe sporcato, tempi e ambienti si sarebbero confusi e seguirlo sarebbe stato complicato.
Invece no. Tutto riuscito.

Poi ci sono i colori di una recitazione basata su fiammate e sfumature, sui dettagli e sul portamento, dal macro al micro in pochi istanti, come uno zoom che ora indaga la minuzia ora ritrae nell’insieme il quadro emotivo del personaggio.

Energia. Energia e tensione vivide, dal primo all’ultimo istante (quasi due ore di recita senza interruzioni). Concentrazione tanta e nessuna incertezza.

Un plauso alla scelta registica di porre il foley artist in scena (davvero bravo e anche lui precisissimo – non è facile fare quel tipo di lavoro davanti al pubblico), sullo sfondo ma visibile e illuminato.
Scelta che a voler forzare un po’ la mano potrebbe essere interpretata come esecuzione dell’intento stesso dell’autore, cioè illuminare il mondo buio, all’apparenza invisibile, della vita; mondo buio a teatro rappresentato proprio dal dietro le quinte. Rumori e suoni, forti, lievi che suggeriscono ambienti e descrivono tensioni, che sono parte fondante dello spettacolo, quasi da assurgere a ruolo di personaggio vero e proprio; anche da questo potrebbe derivare l’azzeccatissima scelta del rumorista in scena.

La scenografia è volutamente scialba, per quanto riguarda l’arredamento, fedele per descrizione agli ambienti del romanzo. Eppure luci (ogni volta cangianti, piazzati, proiettori sagomati, a illuminare piccole zone del palco ogni volta in maniera netta, come netto è il contrasto con lo sfondo oscuro) corde pendenti con appese giacche pesanti a simboleggiare il genere umano senza valore, lontano e sfumato, senza identità che circonda le nostre esistenze, movimenti e vibrazioni, tutto concorre a ricostruire con fedeltà lo scenario Dostoevskijano.

Ottima anche la regia, con cambi repentini ed efficaci, ritmo sempre sostenuto, tensione mai calante e un’attenzione maniacale per i dettagli (del testo e della rappresentazione).
Nel brillante adattamento di Rubini e Carla Cavuzzi, lo spettacolo risulta fruibile anche da chi del pubblico non ha conoscenza approfondita dell’autore, del romanzo o del pensiero di base che lo costituisce. Riuscitissima, ad esempio, la soluzione adottata di aprire lo spettacolo con una sorta di breve spiegazione del tema del romanzo, ossia il pensiero che muove il protagonista verso la sua assurda intenzione. Lo spettatore è immediatamente introdotto all’universo di Dostoevskij, nel pieno svolgimento della narrazione. Ogni episodio è ben scelto, compresso e gestito, assicurando la riuscita e la comprensione lineare di una narrazione di per se stessa complicata e intricata.

Encomiabili le doti tecniche degli attori principali (surclassanti quelle invero più modeste, incerte e inesperte, degli attori secondari), e ottima la riuscita di uno spettacolo che per la sua smisurata complessità dovrebbe spaventare i più ad arrischiarvisi.
Per gli amanti dell’autore russo (e non solo), da non perdere.

Francesco Montonati

 

Dal 19 al 24 febbraio 2019

DELITTO/CASTIGO

adattamento teatrale di Sergio Rubini e Carla Cavalluzzi
con Luigi Lo Cascio, Sergio Rubini, Roberto Salemi e Francesca Pasquini, e con G.U.P. ALCARO
voci Federico Benvenuto, Simone Borrelli, Edoardo Coen, Alessandro Minati
regia Sergio Rubini
scene Gregorio Botta
costumi Antonella D’Ordi
musiche Giuseppe Vadalà
progetto sonoro G.U.P. ALCARO
luci Luca Barbati e Tommaso Toscano
regista collaboratore Gisella Gobbi
produzione Nuovo Teatro diretta da Marco Balsamo

 

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