La festa del sogno e dell’amore all’Elfo Puccini con Sogno di una notte di mezza estate

Sogno di una notte di mezza estate (in scena dal 15 al 31 marzo 2019) è portato in scena per la prima volta da Elio De Capitani all’allora Teatro dell’Elfo nel 1986 e, se nella prima occasione aveva toni più oscuri e drammatici, dalla produzione del 1997 il regista sperimenta toni più luminosi e scanzonati. L’attuale rappresentazione ricalca quest’ultima versione.

Sogno di una notte di mezza estate alterna il luogo notturno della magia della foresta, a quello luminoso, austero e reale dei palazzi, la notte abitata da folletti dispettosi e fate leggiadre al giorno dei seri uomini. Shakespeare gioca con il valore e il potere dell’amore trasformandolo in un sogno, in un sortilegio ingiurioso a sottolinearne la delicatezza emozionale e gli aspetti irrazionali e istintivi, salvo poi rivalutarlo con le liriche eccelse, che usualmente riserva all’amore poetico, e nella catarsi finale.

Sogno di una notte di mezza estate
di William Shakespeare
traduzione di Dario Del Corno
regia di Elio De Capitani
scene di Calo Sala
costumi di Ferdinando Bruni
musiche originali di Mario Arcari, coro della notte di Giovanna Marini
con Corinna Agustoni, Giuseppe Amato, Marco Bonadei, Sara Borsarelli, Clio Cipolletta, Enzo Curcurù, Loris Fabiani, Lorenzo Fontana, Vincenzo Giordano, Sarah Nicolucci, Emilia Scarpati Fanetti, Luca Toracca, Vincenzo Zampa
luci di Nando Frigerio
produzione Teatro dell’Elfo
con il sostegno di Fondazione Cariplo

È lo spettacolo storico dell’Elfo, è il campo di prova degli allievi di Elio De Capitani e Ferdinando Bruni, è un simbolo. Simbolo per il teatro ma anche per la produzione di Shakespeare, perché è fra le sue commedie la più famosa, e la più scanzonata delle sue opere. E partendo da questo assunto e con un’apertura mentale al teatro di sperimentazione, evolutivo, si può apprezzare l’Eccesso. Sì, perché l’Eccesso è la cifra della messa in scena di Elio De Capitani. Un simpatico e divertito eccesso, ma pieno e costante.

In questo modo il costrutto e la lirica shakespeariani lasciano posto a lessico e modi revisionati in vesti attuali e disinvolte. È quindi il divertimento di attori e regista a unire e trascinare il pubblico nella scena, in una festa di moti e colori avvolta in un’atmosfera onirica e voluttuosa. Consapevoli di questo si può apprezzarne il linguaggio teatrale vivace, con le sue eccedenze, le sue esplicite allusioni, i suoi non troppo celati equivoci.

Barocco, dai costumi alla scenografia, allo stile recitativo, uno spettacolo  vivace e pieno di divertimento che il pubblico, dopo molti anni e molti cambi generazionali, ancora gradisce.

Francesco Montonati

 

 

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