Samuel Heron, il mio diritto a essere “Triste” e libero (contro la falsa felicità da social network): il nuovo album

Se c’è una regola non scritta per il rap italiano oggi, com’è giusto che sia in un mondo dove la parola parlata è tutto, è quella di fuggire il più possibile dall’omologazione e battere così una strada diversa. O, almeno, provare a farlo: Samuel Heron, per inclinazione personale e per volontà programmatica, ha voluto che il suo nuovo disco – “Triste”, uscito il 17 maggio – andasse un po’ contro quella che lui stesso chiama “l’imposizione di una società che”, soprattutto nell’era dei social network, “ci vuole, almeno in apparenza, sempre felici”. Così, per queste nuove canzoni, 9 in tutto, ha cercato quanto meno di “liberare il mio carattere, dopo essere stato fermo per un po’ e ho avuto molto tempo per pensare”. E, pensiero dopo pensiero, racconta Samuel, è arrivato a capire che doveva fare qualcosa “per cambiare per primo questa costrizione”.

Ecco, i brani di “Triste” nascono da questo e hanno la funzione, forse, di “essere un campanello d’allarme per i ragazzi”, spiega lui. “Ho 28 anni e ho avuto una vita vera pre-social. Molti però no e non riescono a gestire, a dividere ciò che è vero da ciò che si vuole mettere in mostra”.

Ed è qui che “Triste” prende un altro significato: il disco non è dimesso, né serioso o “così scuro, perché per esempio ci sono pezzi anche frivoli ma anche intesi, personali”, con più riferimenti, dal rap alla trap, dalle influenze tropical, dancehall e reggaeton.

Insieme alla versione fisica, Samuel ha voluto metterci anche la stampa della sua prima raccolta “Genkidama” che riunisce i precedenti singoli e freestyle come “Illegale”, “Tt Ok”, “Bella” eccetera.

Ma “Triste”, frutto della nuova collaborazione tra Samuel Heron e il team di produzione Itaca e presenta anche pezzi prodotti da Sick Luke e Pankees, oltre a un featuring con Lodo Guenzi (Stato Sociale” sul pezzo “Londra” e altri feat con Tony Effe (“Papi Chulo”) o col dj TY1 che scratcha su “Gang gang (prima)” e Wayne Santana e Pyrex della Dark Polo Gang su “Napapijri”.

“Essere di La Spezia”, racconta Samuel Heron, “da una parte è stato un limite, dall’altra no, essendo la città un buco e non essendoci molto, è stata anche un po’ la culla della break e del rap in Italia. Io ho iniziato a ballare e a praticare altre discipline dell’hip hop. Ora la mentalità è cambiata ma una volta era un ambiente più chiuso, noi eravamo pochi e quindi eravamo molto uniti”. Nel giro, c’era anche G.bit, con cui dice Samuel di non essere più legato e spiega il tema così: “Lo conosco da 16 anni, eravamo due ballerini con la stessa mentalità. Lui è una persona con cui ho vissuto molte cose, l’ho portato nel mondo del rap e siamo cresciuti di pari passo. Poi i rapporti possono cambiare, ci si può perdere, ma da parte mia non cambierà il rispetto artistico”.

Poi nel 2012, “dopo essere rimasto coinvolto in una rissa è arrivata la spinta a trasferirmi altrove e venire a Milano”.

E poi, sempre sul nuovo disco: “È lecito essere triste, questo è il messaggio dell’album. È partito da me, analizzando quello che sentivo. Noi abbiamo una certa responsabilità ora, perché si è abbassata l’età di chi viene a contatto con noi e non ha spesso una adeguata educazione di vita e digitale. È un tema importante, credo. Pensano di aver visto tutto e non si emozionano più di tanto, ma questo anche per colpa nostra, o anche mia. Sono una persona molto timida, posata e riservata, anche se poi sul palco mi trasformo, sono il contrario del trend. Ho fatto scelte rischiose che però mi hanno sempre portato cose positive”.

Domenica 19 maggio, alle 17, Samuel Heron sarà al Mondadori Megastore di via Marghera 28 per la tappa milanese del suo Triste Instore Tour.

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