Parole come coltelli, Eva Riccobono sul palco del Parenti in ‘Coltelli nelle galline’

Uno spettacolo rurale, dal testo del drammaturgo scozzese David Harrower, immerso nell’ocra del grano, delle foglie secche, del legno e della terra. Una sala, quella ricavata dal foyer del teatro, che accoglie un palco attaccato al pubblico. Lo coinvolge nella vicenda, lo rende parte di essa.

Una giovane donna (Eva Riccobono), che poco sa del mondo al di fuori del campo, accompagnata da un marito (Maurizio Donadoni) rozzo, pieno, un uomo che spinge l’aratro, che cerca di guidarla nella comprensione di ciò che conta davvero nella vita, e lei che cerca di dare risposte alle domande che a poco a poco emergono nelle sue profondità umane, di donna e di frutto divino.

Le parole, ciò che conta per lei a un tratto. Il proposito di dare un nome a ciò che un nome per lei non ha mai avuto, ciò vede ma non riesce a descrivere, perché non ha mai avuto bisogno di farlo. Il suo incontro con il mugnaio, dipinto dalla xenofobia del villaggio come una specie di essere mostruoso, a cui sono attribuite azioni orrende. L’unica persona che in tutta la vita della Giovane Donna sia mai stato in grado di farle cadere il paraocchi che la gretta chiusura del villaggio le ha sempre calato addosso (occhi come sassi, li descrive il mugnaio Gilbert (Pietro Micci), cervelli pieni di merda). Inizia così la sua rinascita e la sua ricerca: mettere le parole nelle cose come coltelli nelle galline. E scoprire che il mondo oltre quel campo lontano, un campo soltanto raccontato dal marito dove l’erba è più buona e più verde e più dolce, un campo soltanto immaginato, oltre a quel campo, il mondo è infinito e molto, molto ricco.

“La bellezza di uno spettacolo come questo”, spiega la regista Andrée Ruth Shammah, “è il fuoco che lo muove. Che muove il teatro. Scoprire nuovi attori, autori, scrittori. È l’emozione di portare in scena qualcosa di nuovo, che fino a ieri semplicemente non esisteva. Questo testo”, continua, “ho deciso di portarlo in scena per Eva. Non l’ho scelta per interpretare questo personaggio: lei è il motivo di questo spettacolo”.

Dal canto suo Eva Riccobono – dalle sfilate al palcoscenico – finora chiamata al cinema a ricoprire ruoli che più si addicevano al suo aspetto fisico (austeri, aristocratici e via dicendo) si è detta lusingata di poter interpretare un personaggio lontano da lei, una figura del popolo incolto, contadino, e di poterlo fare a teatro. Un mondo, riconosce, che richiede grande tecnica, esperienza e sensibilità.

In scena, pochi oggetti grezzi, scabri, velati della terra e della sabbia tanto vicini come idea agli ambienti afflitti dal dust bowl americano. Sparsi sul palco sono posti anche modellini che rappresentano gli ambienti della vicenda, e la giovane donna di volta in volta sposta una bambola che ha le sue fattezze nei luoghi scenici in cui si trova in quel momento, ora il campo, ora la casa di Gilbert, ora la stalla. Con sapiente maestria e senso compositivo, la scenografa Margherita Palli descrive ambienti intriganti e coprenti, con il suo rodato modello di proiezioni sul fondale a piani sfalsati. E in concomitanza con i movimenti degli attori e degli ambienti in miniatura, si muovono anche le immagini proiettate sul fondale.  

Tutto scorre lineare e onirico, fino a raggiungere in un crescendo il climax: la prova di forza finale, lo scontro di simbolici maschili invisibili eppure quasi tangibili. William, il marito della donna, l’uomo che spinge l’aratro, che non riconosce l’altro come uomo perché mugnaio, perché privo di sforzo, immobile tutto il giorno ad aspettare che la pietra lavori al posto suo, seduto sul suo sgabello a leggere libri. E a scrivere.

“È la mia regia più regia di tutte” conclude Shammah. “Lo sguardo, il giudizio e la comunicazione sono quello che mi sono immaginata. Nella mia carriera sto arrivando al compimento di quello che avevo in mente, quando ho iniziato a fare questo lavoro.”
Una regia lineare e densa, uno spettacolo che sa di terra e profuma di erba bagnata di rugiada, l’erba della mattina illuminata dai primi raggi del sole.

Francesco Montonati




Coltelli nelle galline
In scena dal 25 settembre al 20 ottobre 2019
Teatro Franco Parenti
via Pier Lombardo 14
02 59995206
biglietteria@teatrofrancoparenti.it

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