Il mio nome è Caino, il male si racconta

Dopo anni di rodaggio alla regia di questo spettacolo per la sua compagnia, Nutrimenti Terrestri, Ninni Bruschetta veste per la prima volta i panni del protagonista.
In “Il mio nome è Caino” (in scena al Teatro Menotti dal 14 al 19 gennaio 2020) , Caino è un killer della mafia, e gli piace quello che fa. Voleva essere il cattivo e c’è riuscito, e se suo padre e suo nonno gli hanno insegnato a comandare, da un posto emblematico da cui non ci si sporca le mani, Caino ha sempre preferito metterci la faccia, oltre che le mani.  E si racconta, in poco più di un’ora, sostenuto dalla musica dal vivo composta e suonata dalla pianista Cettina Donato con cui Bruschetta collabora ormai da diversi anni.

La luce si inserisce di taglio in funzione della narrazione, prima che dell’estetica. Infatti è sobria, scarna, pulita, come lo è il testo (tratto dal romanzo omonimo di Claudio Fava pubblicato nel 1997, asciutto e capace di resistere alla tentazione di facili sentimentalismi), come lo è la narrazione, come lo è la recitazione di Ninni Bruschetta, unico attore in scena. Discorso diverso per quanto riguarda la musica, che è sia espositiva, quando ripropone un’idea di musica da festa del paese a descrivere una situazione di fondo per la narrazione, sia di supporto: ora duettando con la voce, colorandola e assecondandola, e aiutando a descrivere le figure da essa evocate, ora saltando nella dimensione astratta, emotiva della suggestione metafisica.

È un racconto del male, raccontato da chi il male lo fa, lo personifica e si fa carico della sua espansione. Un male raccontato non come un bene (il bene, valore quasi noioso nella sua ordinarietà) ma come qualcosa di comunque indispensabile per l’equilibrio ontologico della stessa esistenza dell’uomo sulla terra.  

Un teatro, come si diceva, pulito, asciutto e godibile, scevro da espedienti impressionanti o da momenti di autocompiacimento estetico fini a se stessi. Se c’è un messaggio di denuncia questo non viene fuori chiaramente, rimane immaginato, interpretato, nascosto tra le sfumature di una narrazione priva di guizzi come di tempi morti.

Francesco Montonati

Il mio nome è Caino”
Di Claudio Fava
Regia Laura Giacobbe
Con Ninni Bruschetta
Al Pianoforte Cettina Donato
Allestimento Mariella Bellantone
Costumi Cinzia Preitano
Luci Renzo Di Chio
Suono Patrick Fischella
Progetto Grafico Riccardo Bonaventura
Illustrazione Antonella Arrigo

Di Claudio Fava
Regia Laura Giacobbe
Con Ninni Bruschetta
Al Pianoforte Cettina Donato
Allestimento Mariella Bellantone
Costumi Cinzia Preitano
Luci Renzo Di Chio
Suono Patrick Fischella
Progetto Grafico Riccardo Bonaventura
Illustrazione Antonella Arrigo

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