Alessandro Gassmann dirige ‘Il silenzio grande’, silenzi tra familiari alla resa dei conti, al Teatro Carcano

Per la regia di Alessandro Gassmann, ‘Il silenzio grande’ è la messa in scena della prima commedia teatrale di Maurizio de Giovanni, autore e sceneggiatore napoletano che ha collaborato con il regista nel 2015 anche al riadattamento teatrale di “Qualcuno volò sul nido del Cuculo”.

Valerio, scrittore di successo, trascorre i suoi giorni in compagnia del suo lavoro, che lo rasserena perché lo confina in uno spazio mentale (e fisico) al riparo da tutto, dagli agenti esterni che possono compromettere la sua creatività, rendendolo estraneo, impermeabile alle noie quotidiane e familiari. Ghermito e coccolato insieme dal riconoscimento sociale e dal successo della sua carriera, Valerio conduce la propria esistenza come una lancetta sul quadrante di un orologio separata dal motore interno che gira arbitrariamente senza mai inserirsi nell’ingranaggio, senza mai curarsene, senza preoccuparsi se tutto gira come dovrebbe. Tranquillo, giorno dopo giorno, a godersi le ore di lettura, di scrittura, e il sole che filtra dalle finestre e scivola sulla sua scrivania di legno scandendo l’alternarsi delle giornate. Il silenzio grande, quello in cui si crogiola e quello che trasmette alla famiglia. Finché un giorno, improvvisamente, la barriera che lo separa dal mondo crolla. La moglie Rose (Stefania Rocca) gli dà una brutta notizia: secondo il commercialista che li segue (Luca, fratello di Valerio), la casa dove abitano da trent’anni deve essere venduta. Non ci sono altre soluzioni per contrastare la soffocante pressione fiscale che da tempo logora l’equilibrio familiare. Valerio non ne vuole sapere, il suo studio, il luogo che è stato il suo rifugio per tutti questi anni, è perduto. E il fiume della vita investe il protagonista. Tutto torna a galla, togliendogli il respiro. Sua moglie, i suoi figli, ognuno denuncia le sue mancanze, la sua assenza come genitore nella loro vita sul piano affettivo e su quello pratico, la figlia lamenta anche la presenza ingombrante, nella propria vita, di una figura paterna idealizzata, con cui rapportarsi, alla quale livellarsi, con cui fare costantemente i conti in ogni faccenda della vita, dalle frequentazioni amicali, agli studi, ai successi, agli amori.

Valerio è spiazzato, non è abituato a questo e la domestica, fool scespiriano, funge da mediatrice, lo pone di fronte alla realtà vera, quella che lui non capisce e da cui fugge.

La commedia è frizzante, animata da uno spiccato senso della gag e della battuta pronta, e retta sui cardini solidi di un protagonista come Massimiliano Gallo, navigato attore teatrale, televisivo e cinematografico (di recente nel Pinocchio di Matteo Garrone). La scenografia, nella sua fissità, è gradevole, riproduce lo studio dello scrittore tratteggiando un ambiente accogliente, che mescola un’acculturata eleganza, sontuosità e una certa solennità, con pareti rivestite di legno pregiato e librerie stracolme. Le musiche (Pivio & Aldo De Scalzi) sono piacevoli e Gassmann le usa con rispetto e parsimonia; non è il genere di spettacolo che cerca di imporre sensazioni attraverso l’abuso di un accompagnamento musicale espressionista, per intenderci.

E una nota finale per il bellissimo utilizzo della tecnologia visiva. Negli ultimi anni stiamo assistendo a un affinamento delle tecniche visive, che riguardano luci e proiezioni, che via via incantano. Apprezziamo molto questo genere di utilizzo di tecnologie avanguardistiche; segnale che anche il teatro – che a detta di alcuni, come apparato artistico reca in sé meno di altri i segnali di rinnovamento e di propensione al futuro – abbia lo sguardo rivolto avanti a sé, e consideri la tecnica una miglioria, un avvicinamento alla dimensione narrativa, che va ad affiancare e supportare altre tecniche già presenti in questo contesto e ottimizzate negli corso degli anni di utilizzo. Si pensi, ad esempio, ai microfoni in scena (un tempo osteggiati e visti dai puristi come escamotage degli attori per fare meno fatica in scena e trascurare la preparazione vocale), che, sempre meno invadenti e visibili, offrono agli interpreti nuove possibilità espressive e modulazioni altrimenti impossibili. O ai proiettori, in grado di disegnare su tele trasparenti e attraverso retroilluminazioni cambiamenti di luogo, di scenografia, di luci, o addirittura capaci di far comparire persone, ricordi immaginati e vissuti, come nel caso del ‘Silenzio Grande’ (Marco Palmieri per il disegno luci e Marco Schiavoni per gli effetti video), in cui tutto avviene in naturalezza, non come virtuosismo tecnico per sbalordire, ma anzi asservendosi al racconto teatrale nella più totale subordinazione.

In generale una prova riuscita, sia per Maurizio de Giovanni come drammaturgo, sia per Gassmann che si conferma regista efficace, capace di creare uno spettacolo che coinvolge e convince il pubblico, come in quest’occasione.

Francesco Montonati 

IL SILENZIO GRANDE di Maurizio de Giovanni

Teatro Carcano di Milano da giovedì 6 a domenica 16 febbraio 2020

Uno spettacolo di Alessandro Gassmann

Con Stefania Rocca, Massimiliano Gallo, Monica Nappo, Paola Senatore, Jacopo Sorbini

Regista assistente Emanuele Maria Basso |Scene Gianluca Amodio |Costumi Mariano Tufano

Light designer Marco Palmieri |Suono Paolo Cillerai

Elaborazioni video Marco Schiavoni | Musiche originali Pivio & Aldo De Scalzi

Produzione Diana OR.I.S.

Personaggi e interpreti Valerio/Massimiliano Gallo; Rose/Stefania Rocca; Bettina/Monica Nappo; Massimiliano/Jacopo Sorbini; Adele/Paola Senatore

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