24 Maggio 2011
Mango: "Vi racconto la mia 'Terra degli aquiloni'. Ieri in Fnac. L'intervista
Se, come dice di se stesso, si è in una "costante ricerca del cielo perfetto dove far volare i propri aquiloni", allora la foto di copertina che lo ritrae supino in un campo, sguardo riflessivo e sognante riporta tutto alla dimensione della sua musica. Mango torna con un nuovo disco di inediti, pubblicato il 24 maggio, intitolato proprio 'La terra degli aquiloni'.
Mancavano da un po' le sue canzoni, dopo un disco di cover – ma non chiamatelo così davanti a lui – e un lungo disco live. Scrive, come ormai fa da molto tempo, tutti i testi lui, anche se per alcuni brani si fa aiutare da Pasquale Panella: suoi sono il singolo del disco 'La sposa', 'Tutto tutto' e 'Chiamo le cose'. Per questo disco poi Mango non ha saputo rinunciare al fascino di un pezzo come 'Volver' di Gardel che reinterpreta con Flavio Sala alla chitarra, e 'Starlight' dei Superman Lovers, incisa insieme alla moglie e ai figli Angelina e Filippo.
Mango, era da un po' che non pubblicava un disco di inediti...
Ho fatto un disco di cover, che non considero tale in verità, perché il lavoro che devi fare è pari per intensità a quello di un disco di inediti. Il live richiede attenzione nella scelta del materiale, che poi va mixato, lavorato ecc. L'ultimo album di inediti, 'L'albero delle fate', è del 2007. Anche questa volta il mio gruppo di lavoro è stato composto da me, Rocco Petruzzi e Carlo De Blei. Per un anno ci siamo occupati della preproduzione, delle canzoni.
Che album è la 'Terra degli aquiloni'?
Volevo fare un disco che parlasse delle mie aspettative e dei punti fondamentali della mia esistenza, e non solo. Dico che nella vita, se una persona deve affrontare delle problematiche, è meglio, vuol dire che la vita c'è, che esiste ed è in movimento. C'è un pezzo che si intitola 'Chiamo le cose', scritto con Panella, che racconta – al contrario del titolo – di come le cose ci chiamano in determinati momenti della nostra vita.
I testi per lei sono molto importanti. Hanno la precedenza in fase di scrittura sulle musiche?
No, parto sempre dalla musica. Un po' alla Battisti e un po' meno alla Guccini. Sono un cantautore che scrive prima la musica, che vuole dare il giusto perso allo spazio musicale perché l'impatto dell'ascolto è la cosa più bella in una canzone. Poi però il testo deve essere all'altezza, o magari anche superiore alla qualità della musica. Ma a volte le due cose nascono e si sviluppano in contemporanea.
Tra gli autori c'è anche Pasquale Panella, come è andata?
Da 10-12 anni scrivo da me la maggior parte dei brani. Con gli autori che mi hanno dato una mano mi mettevo lì a considerare i loro testi e ad adattarli a me, cambiando speso alcuni passggi che non mi sentivo di cantare. Mi appropriavo cioè della loro sensibilità ed era un lavoro molto complesso. Ora invece posso lavorare sul mio sentimento in prima persona. Ascoltando un brani, gli occhi si devono inumidire e allora si può dire che la nostra sensibilità è stata evocata e toccata.
E delle cover di 'Volver' e 'Starlight' che ci può dire?
La mia passione per 'Volver' è nata dopo aver visto la pellicola di Almodovar, pezzo che poi ho scoperto essere di Gardel. Il chitarrista Flavio Sala mi aveva proposto alcuni brani per una nostra collaborazione, ma io ho spinto per 'Volver'. che volevo assolutamente fare e ne è uscita una sua splendida esecuzione flamenca. Con 'Starlight' invece la folgorazione è arrivata un giorno mentre ascoltavo con mia moglie musica in auto. Siamo partiti da una versione di quel brano fatta con sonorità ani '70, che mi ha entusiasmato. Siamo partiti da lì, poi come spesso ci succede siamo arrivati da tutt'altra parte.
Marco Castrovinci
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